Tromboembolismo venoso: ricercatrice Perugia scopre efficacia aspirina

Uno studio dell'Università di Perugia spiega l'efficacia della comune aspirina nella terapia del tromboembolismo venoso. La ricerca è stata presentata al Congresso della società americana ematologia

Uno studio italiano evidenzia l'efficacia dell'aspirina nella terapia del tromboembolismo venoso. Si tratta di una ricerca dell'Università di Perugia illustrata durante l'ultimo congresso della Società americana di ematologia di San Diego dalla ricercatrice Cecilia Becattini.

"L'aspirina, un farmaco di uso quanto mai diffuso e sicuro, può essere una valida alternativa agli anticoagulanti per la terapia a lungo termine del tromboembolismo venoso. Questa alternativa appare di particolare interesse, in un periodo di incremento della spesa sanitaria, per il basso costo dell'aspirina (circa 8 centesimi al giorno in Italia) che risulta decine di volte inferiore rispetto ai nuovi farmaci anticoagulanti orali di prossima introduzione nell'uso clinico nel nostro paese"; ha precisato la ricercatrice.

Il tromboembolismo venoso fa registrare ogni anno in Italia un numero variabile fra i 500mila e 1 milione di nuovi casi, caratterizzati da una condizione clinica che comprende la trombosi venosa profonda e l'embolia polmonare.

La terapia per il tromboembolismo è costituita da anticoagulanti orali, medicinali che rallentano la coagulazione del sangue, una terapia che rende però necessari controlli frequenti oltre a causare un aumento del rischio di emorragie, riscontrabili in circa il 20 per cento dei casi. Per la prima volta, uno studio prende in esame l'impiego dell'aspirina come alternativa alla continuazione della terapia anticoagulante. La ricerca, che ha preso il nome di WARFASA ed ha verificato la possibilità che una dose non elevata di aspirina fosse in grado di prevenire le recidive di tromboembolismo venoso se somministrata dopo un trattamento iniziale con anticoagulanti orali.

Per due anni, un gruppo di volontari ha assunto aspirina da 100 mg ogni giorno, mentre al gruppo di controllo è stata somministrato un placebo. Alla fine, fra i pazienti trattati con aspirina il tasso di recidiva della malattia è stato del 6,6 per cento, mentre nell'altro gruppo dell'11,2 per cento.






 

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