Domenica, 21 Luglio 2024
Cronaca

Auto piena di prodotti con i marchi contraffatti: condannato

L'imputato si è giustificato dicendo che la vettura non era sua e non sapeva cosa ci fosse nel bagagliaio

Giacconi, giubbini, pantaloni, maglioni, felpe, borse, portafogli, sciarpe delle marche più in voga come Woolrich, Stone Island, K Way, The North Face, Blauer, Burberry, Lacoste, D Squared, Moschino, Liu Jo, Prada, Gucci e Michael Kors. Un’automobile piena senza poter giustificarne il possesso, ma che era comunque valsa l’assoluzione in primo grado dai reati di introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi e ricettazione. Assoluzione che è diventata una condanna in appello a 3 ani e 2 mesi.

Secondo i giudici della Corte d’appello di Perugia l’imputato che detiene “nella propria autovettura capi di abbigliamento con marchi contraffatti, merce acquistata o ricevuta dall’imputato stesso e proveniente da delitto” deve rispondere dei reati sopra indicati. Non basta il fatto che l’auto non fosse intestata all’imputato per non ritenere “sufficientemente provato il fatto che la merce contraffatta rinvenuta nella propria autovettura fosse destinata alla vendita né che questo avesse trasportato la merce per conto di altri”.

Per i giudici risulta “pienamente provata la responsabilità dell’imputato per i delitti a lui ascritti in quanto egli era stato trovato in possesso di merce priva di etichette e senza di documentazione comprovante l’autenticità dei capi di abbigliamento”.

Merce che era destinata, sicuramente, alla vendita, già imbustata e sistemata nel portabagagli. L’imputato, infine, “non poteva ritenersi ignaro della provenienza delittuosa dei beni non avendo fornito plausibili alternative” in merito al possesso, se non che “l’autovettura fosse intestata a un soggetto terzo” e lui non sapeva nulla di quanto si trovasse nel bagagliaio.

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