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L'uomo ossessionato dal proprio processo, ogni giorno va in tribunale

Ogni giorno entra nel tribunale di Perugia, in via IV Settembre, per chiedere quanto ci sarà il suo processo. Ogni volta la stessa risposta dagli addetti alla sicurezza del palazzo di giustizia, ormai esausti dall'insistenza dell'uomo

Ogni giorno la stessa storia. Si apposta davanti al tribunale per ore. Poi entra con quei quattro fogli in mano. “Quando è il mio processo?”. Ogni giorno da un mese la stessa risposta. “Aprile 2014”. Pazienti, gli addetti alla sicurezza del tribunale di Perugia, situato in via IV Settembre, lo accompagnano fuori. Ci parlano, ormai innervositi da quella scena che si ripete senza tregua.

Ma lui non ci sta. Vuole quel processo subito. Pretende che un giudice legga immediatamente la sentenza. Accusato per spaccio, origini tunisine, e viso rovinato, si infuria con gli addetti. “Perché non si può tenere ora? Perché non possono dirmi cosa mi faranno?”. Non vuole proprio capire che la giustizia ha i suoi tempi.

Esce dal tribunale indispettito. Avrà 40 anni, almeno questi sono quelli che dimostra. Si sposta, ma non se ne va. Attraversa la strada e rimane a guardare le auto che passano accanto all’entrata che porta all’ascensore della galleria Kennedy. Rimane lì per due ore, senza proferire parola con nessuno.

“Sabato mattina – racconta uno degli addetti alla sicurezza – ormai esausti abbiamo dovuto bloccare l’ingresso. Sta diventando molesto”. Una storia che ha del paradossale e che sta creando non poche complicazioni in uno dei templi della giustizia perugina. Una storia che non trova soluzione e che domani vedrà di nuovo l’uomo entrare da quella porta blindata per chiedere: “Quando è il mio processo?”.

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