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Si apre il processo per i sei "fantasmi" della Provincia: "Non andavano al lavoro per necessità"

Il gup Alberto Avenoso ha rinviato a giudizio i sei assenteisti della Provincia di Perugia. A loro viene contestato il reato di truffa continuata

E alla fine quella richiesta di rinvio a giudizio, aspettata peraltro, è stata pronunciata dal gup Alberto Avenoso ieri, 27 marzo. I sei assenteisti dovranno così adesso rispondere all’accusa di truffa continuata, dato che nel 2009 vennero scoperti mentre oziavano allegramente, nonostante dovessero essere in Provincia a lavorare.

Un’inchiesta lunga, scattata circa un anno prima quando un’altra dipendente, sempre della Provincia, era stata sorpresa ad andare in piscina proprio durante le ore di lavoro. I carabinieri si erano così messi al lavoro pedinando i sei e scoprendo che i dipendenti dell’Ente facevano di tutto, togliendosi ogni sfizio.

Appuntamenti dall’estetista, colazioni al bar o andavano a fare spese e c’è chi restava semplicemente a casa. C’è persino chi quando è stato arrestato ha avuto il coraggio di dire che lo faceva per semplice necessità. Le scusanti arrivarono immediate, dalla mamma da curare al parcheggio troppo caro. Qualcuno invece tagliò la testa al toro, ammettendo che non c’erano controlli da parte della Provincia. Per un risultato di  165 ore di assenza e uno stipendio percepito indebitamente.

Gli imputati - I sei, (Jacqueline Moretti, Loretta Picchioni, Marcella Cresti, Cristiana Buratti, Valerio Fabrizio, e Enrico Masciolini) difesi tra gli altri dagli avvocati Francesco Falcinelli, Simone Pillon, Barbara Romoli e Lino Ciaccio, finirono anche agli arresti domiciliari

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