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Un anno in Tribunale, i casi del 2020 da Concorsopoli all'esame farsa di Suarez, passando per la vicenda Palamara

Da registrare anche le assoluzioni dell'ex sindaco Di Girolamo e del vescovo Paglia. Rudy Guede esce dal carcere, mentre la Cassazione conferma l'ergastolo per Menenti

Cosa lascia questo 2020 nel panorama della giustizia in Umbria? Casi vecchi e nuovi, un cambio al vertice della Procura con l’arrivo di Raffaele Cantone e un (quasi) ritorno in Procura generale con Sergio Sottani. Spiccano su tutti i casi dell’esame farsa del calciatore Suarez, del processo Palamara e dell’avvio del processo per Concorsopoli, senza dimenticare le assoluzione di Di Girolamo a Terni.

Un caso che viene da lontano, dal 2007, è quello di Rudy Guede che ha lasciato il carcere in anticipo, in questo 2020, e grazie all’affidamento ai servizi sociali e alla Caritas, non dormirà più all’interno dell’istituto penitenziario di Viterbo.

Secondo i giudici della Sorveglianza il giovane, condannato a 16 anni per l’omicidio di Meredith Kercher, studentessa inglese assassinata a Perugia nel 2007, avrebbe positivamente intrapreso il percorso di reinserimento sociale, nel corso del quale ha conseguito la laurea triennale e sta per discutere la tesi magistrale. Il fine pena per il giovane ivoriano è previsto nel marzo del 2022.

Capitolo “Concorsopoli”, cioè l’inchiesta sui presunti concorsi truccati che ha portato alla caduta della giunta regionale guidata da Catiuscia Marini.

Sono finiti davanti al giudice per l’udienza preliminare Angela Avila trentanove persone.

Secondo la Procura Catiuscia Marini, Luca Barberini, Gianpiero Bocci, Emilio Duca, Maurizio Valorosi (e altri) in associazione tra loro avrebbero commesso “una serie di delitti contro la pubblica amministrazione, nella specie abuso d’ufficio, rivelazione di segreti d’ufficio, peculato, falso ideologico e materiale” al fine di manipolare i “concorsi pubblici banditi dall’Azienda ospedaliera di Perugia e/o dall’Usl Umbria 1 per garantire la vittoria o il posizionamento ‘utile’ in graduatoria dei candidati preventivamente determinati dagli stessi associati”.

Il caso Palamara scoppia a maggio del 2019, quando l'allora pubblico ministero della procura di Roma viene accusato di corruzione. L'inchiesta coinvolge anche il Consiglio superiore della magistratura, di cui Luca Palamara è stato componente dal 2014 al 2018, mentre diventano pubbliche le sue chat.

In principio Palamara viene accusato di corruzione per aver ricevuto 40mila euro per una nomina (accusa poi caduta) e aver avuto rapporti con l'imprenditore Fabrizio Centofanti, mettendo a disposizione la sua funzione giudiziaria.

A maggio del 2020, la procura di Perugia chiude l'inchiesta e deposita gli atti e diventano pubbliche non solo tutte le intercettazioni, ma anche le chat di Palamara con i colleghi. Conversazioni che avevano sempre ad oggetto richieste di incarichi al Csm, per le quali i vari candidati, di tutte le correnti, si rivolgevano a Palamara per avere un appoggio.

Il giudice per le indagini preliminari di Perugia, Lidia Brutti, ha disposto la trascrizione di tutte le intercettazioni telefoniche e telematiche al centro dell’inchiesta della procura di Perugia che coinvolge l’ex consigliere del Csm Luca Palamara. Comprese quelle con il trojan che riguardano colloqui con i parlamentari. La decisione è stata rese nata nell’udienza di oggi. Il giudice, lo scorso luglio, era stato chiamato l’eventuale trascrizione di oltre 200 intercettazioni telefoniche dell’ex presidente dell’Anm, al centro di un’inchiesta per corruzione che ha scatenato un tsunami sul Consiglio superiore della magistratura.

L’esame di italiano di Suarez sarebbe stato viziato da illeciti. La firma sull’indagine, delegata alla Guardia di finanza di Perugia, è del procuratore Raffaele Cantone.

La Guardia di finanza sta indagando sull’Università per Stranieri di Perugia già dal febbraio 2020 (ammanchi nella gestione dei cinesi e casi di assenteismo) e nel corso di queste indagini sarebbero “emerse irregolarità nella prova di certificazione della lingua italiana, svolta il 17 settembre scorso dal calciatore uruguaiano Luis Alberto Suarez Diaz, necessaria all’ottenimento della cittadinanza italiana”.

Secondo la Procura di Perugia e la Finanza sarebbe emerso che “gli argomenti oggetto della prova d’esame sono stati preventivamente concordati con il candidato e che il relativo punteggio è stato attribuito prima ancora dello svolgimento della stessa”.

A seguito dell’inchiesta la rettrice Grego Bolli si è dimessa. Indagati anche due dirigenti della Juventus.

In questo 2020 è arrivata anche l’assoluzione per diciassette persone, tra cui l'ex sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo e alcuni membri delle diverse giunte da lui guidate "perché il fatto non sussiste", nell'ambito del processo relativo allo smaltimento del percolato dell'ex discarica adibita alla raccolta dei rifiuti solidi urbani di vocabolo Valle.

Tutti assolti nel 2020 dal tribunale di Terni “perché il fatto non sussiste” anche i sei imputati del processo relativo alle presunte irregolarità nella compravendita del castello di San Girolamo di Narni. Tra loro l’ex sindaco Stefano Bigaroni, l’ex direttore tecnico della diocesi di Terni, Luca Galletti, l’ex economo della curia, Paolo Zappelli, il dirigente dell’ufficio Urbanistica del Comune di Narni, Antonio Zitti, la dirigente dei servizi finanziari dello stesso Comune, Alessia Almadori e il notaio Gian Luca Pasqualini.

Il 9 luglio del 2020 la Cassazione ha confermato l'ergastolo per Riccardo Menenti, condannato per aver ucciso sette anni fa a Perugia il giovane Alessandro Polizzi, rivale in amore del figlio, e aver ferito la fidanzata della vittima. L’uomo era così tornato in carcere dopo essere rimasto libero per sei mesi in seguito alla scadenza dei termini di custodia.

L’uomo era stato scarcerato per decorrenza dei termini della custodia cautelare ad inizio anno e il nuovo provvedimento restrittivo era stato emesso il 27 gennaio scorso dalla Corte d'Appello di Firenze dopo l'istanza depositata dagli avvocati di parte civile.

Anche il figlio Valerio, condannato per l’omicidio di Alessandro Polizzi avvenuto in un appartamento di via Ricci il 26 marzo del 2013, è uscito dal carcere a maggio del 2019 (condannato a 16 anni e mezzo, si era visto la pena ridotta dopo l’annullamento della condanna da parte della Cassazione e il rinvio alla Corte d’Assise d’Appello di Firenze. Anche per Valerio erano decorsi i termini massimi di custodia cautelare.

Riccardo Menenti è considerato l’autore materiale del delitto di via Ettore Ricci. Secondo la ricostruzione dell’accusa sarebbe stato proprio Riccardo Menenti nella notte tra il 25 e il 26 marzo ad aprire il portone del palazzo, sfondare il portone dell'appartamento, entrare e iniziare una colluttazione con Alessandro Polizzi. Per la Procura l’uomo era armato di pistola, quella che ucciderà il giovane e ferirà la fidanzata Julia. Per Menenti la pistola sarebbe stata in mano a Polizzi.

Il colpo di pistola, secondo Menenti, sarebbe partito per caso nella colluttazione. Per la Procura Menenti avrebbe sparato per uccidere entrambi i giovani e solo l’inceppamento dell’arma avrebbe salvato Julia. Poi avrebbe infierito sul corpo del giovane assassinato con il piede di porco utilizzato per forzare il portone.

Per giorni Menenti aveva rilasciato interviste e si era dichiarato estraneo ai fatti. Poi era trovato il suo sangue sul luogo del delitto ed era stato arrestato insieme con il figlio Valerio, che era in ospedale al momento dei fatti e considerato concorrente morale e materiale della morte di Alessandro. L’omicidio sarebbe maturato nell’ambito di una vendetta, del desiderio di farsi giustizia da sé dopo che il figlio Valerio era stato aggredito più volte dal ragazzo ucciso e dai suoi amici a causa di un rapporto burrascoso con la seconda vittima di questa storia, Julia.

A luglio del 2020 la Procura di Firenze ha chiuso l’indagine a carico dell’ex procuratore aggiunto Antonella Duchini con l’accusa di corruzione in atti giudiziari, peculato, falso e abuso d’ufficio. Insieme a lei altre otto persone: gli ex luogotenenti del Ros Orazio Gisabella e Costanzo Leone, al re del cemento Carlo Colaiacovo, all’avvocato Pietro Gigliotti, al commercialista Francesco Patumi, all’imprenditore Valentino Rizzuto, al carabiniere Fabio Sinato e al dottor Ignazio Pusateri, per varie ipotesi di reato.

Al centro della tesi d’accusa una dazione di 108 mila euro da Rizzuto all’ex Ros per far commettere a Duchini atti contrari nei suoi procedimenti giudiziari. Poi c’è il capitolo peculato, con 400 mila euro di consulenze e liquidazioni sempre in ambito giudiziario di cui avrebbe beneficiato in parte lo stesso Gisabella.

La rissa è avvenuta nel 2020, ma il processo si aprirà nel 2021. Il Tribunale penale di Perugia ha fissato al 28 gennaio l’udienza per la rissa in piazza Danti del 24 maggio scorso, poco tempo dopo che si erano allentate le misure del confinamento per la prima ondata di Coronavirus.

Sono otto le persone indagate per rissa, lesioni e percosse. Tre degli indagati sono accusati di lesioni personali gravissime (uno dei partecipanti aveva riportato la frattura della mandibola) per aver inseguito e picchiato i rivali fino in piazza Grimana.

La rissa era stata ripresa dai cellulari e quelle immagini erano finite su tutti i media nazionali, anche perché si era alla prima vera riapertura dopo il contenimento imposto dal Coronavirus. I giorni successivi erano scattate nuove misure di chiusura, imposizione di mascherine e profilassi per buona parte delle persone che erano in piazza in quel momento.

Per molti dei partecipanti alla rissa, o che comunque si erano trovati in piazza, era scattata la quarantena obbligatoria e il tampone per certificare la positività o negatività dei soggetti. Per i partecipanti alla rissa, invece, c’erano state anche perquisizioni e sequestri.

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