Cronaca

Trans portate in Italia con l'inganno e sfruttate, ma l'imputato è irreperibile: processo a rischio

Minacce ai parenti per cotringerle a prostituirsi e ripagare i debiti: chiuse in un appartamento, senza documenti né soldi

Tratta delle trans, dal processo ad uno dei "trafficanti" emerge la vita da schiave per ripagarsi il costo del viaggio, ma l’imputato è irreperibile e con la riforma Cartabia potrebbe cavarsela.

Un cittadino ungherese di 54 anni, difeso dall’avvocato Vittorio Lombardo, è accusato di aver facilitato l’ingresso in Italia di diversi cittadini stranieri “da destinare alla prostituzione o comunque allo sfruttamento sessuale” trasportandoli da Budapest a Perugia in auto o con altri mezzi di trasporto.

La Procura di Perugia lo accusa di avere organizzato “unitamente ad altre persone non identificate (indicate come ‘suo fratello’ e certa ‘Loredana’) viaggi di ingresso mediante l’impiego di autovetture, conducendo così sul territorio nazionale italiano” due cittadini brasiliani identificati e “altre persone non identificate, prelevandole in stato estero”.

Una volta in Italia veniva avviate alla prostituzione e dovevano pagare 350 euro per un appartamento dove vivere e 300 euro per il posto in strada dove esercitare la prostituzione. I clienti le contattavano anche tramite un servizio internet di appuntamenti. Gli sfruttatori provvedevano a portare il cibo, i vestiti, le parrucche e i trucchi, calzature e intimo. Le vittime potevano uscire solo per raggiungere la piazzola in strada, pagando 10 euro l’accompagnatore. Se non avessero collaborato avrebbero fatto del male ai loro familiari in Brasile.

Il traffico era stato scoperto grazie alle dichiarazioni di una trans brasiliana fermata a Milano. Durante un interrogatorio la trans aveva detto che un conoscente le aveva offerto la possibilità di lavorare in Italia come modella, fornendole un biglietto aereo per Zurigo, da lì sempre in aereo avrebbe raggiunto Budapest. Dall’Ungheria avrebbe viaggiato alla volta dell’Italia in auto.

Il viaggio era stato fatto con “due uomini che si alternavano alla guida” fino a Venezia. Poi da lì in treno fino a Roma, dove veniva ospitata in un appartamento in cui trovava due connazionali, transessuali, che le sottraevano il passaporto e facevano i conti: “Per il viaggio sono 14mila euro e devi prostituirti per ripagarci”.

La trans raccontava anche che le erano stati forniti dei fazzolettini, mentre i preservativi doveva acquistarli da sola. Quanto ai prezzi: 10 euro per un rapporto orale, 30 un rapporto sessuale in auto e 50 euro a casa. Il giorno seguente veniva portata in un luogo romano chiamato “mattatoio” e lì iniziava a prostituirsi e consegnava l’intero ricavato ai due protettori.

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