Picchiato dalla trans e dal suo compagno: "Sono salito in casa...ma voleva essere pagata"

Il processo vede coinvolto un dirigente di una federazione sportiva umbra. Alla sbarra il presunto picchiatore mentre la trans è venuto a mancare. Ecco la storia, gli avvocati e il giudice

Una storia contorta con versioni tra loro contrapposte e che raccontano verità diverse. Oggi in aula, davanti al giudice Noviello, è andata in scena la testimonianza della vittima, malmenata e rapinata, a suo dire, nell'appartamento di una trans. “Sono passato per Settevalli pensando che fosse una donna”. Inizia così il travagliato racconto dell'uomo, illustre esponente del mondo sportivo umbro. “Le volevo dare solo un passaggio, ma quando è salita in auto mi sono reso conto che si trattava di un uomo”. Il viaggio prosegue fino a casa di lei ed è qui che arriva la proposta. “Mi chiese di salire in casa per avere un rapporto sessuale gratuito”. Insomma voleva semplicemente ringraziarlo del favore ricevuto, il passaggio s'intende. “Sono salito – prosegue l'uomo in aula – ma una volta in casa ho scoperto che voleva del denaro, ho quindi deciso di andare via”. Da questo punto in poi lo scenario muta. La vittima afferma di essere stato aggredito e preso a calci e pugni da un terzo uomo, difeso dall'avvocato Flavio Mennella, apparso improvvisamente all'interno della stanza. Lo stesso che, sempre in base al racconto di lui, gli avrebbe strappato la collanina del valore di duemila euro. L'uomo avrebbe infine chiamato la polizia e denunciato l'accaduto.

Lei, invece, la sua versione dei fatti non potrà mai riportarla, dato che si è tolta la vita, ma dalle dichiarazioni rilasciata subito dopo la vicenda emerge un'altra verità. Nel verbale di spontanee dichiarazioni rese alla polizia si legge: “Mentre ero in strada mi si è avvicinato un'auto con a bordo un uomo; lo stesso mi chiedeva quanto volessi per una prestazione sessuale; alla mia risposta di 50 euro a casa mia lo stesso mi diceva che non li aveva; io proponevo la somma di euro 40 anche perché sarei comunque dovuto tornare a casa; accordatici ci siamo diretti verso casa mia”. Ed è qui come racconta la trans che è avvenuta la furente lite: “Dopo la prestazione sessuale ho chiesto il compenso; al suo rifiuto dovuto al fatto che voleva ulteriori prestazioni è iniziata un ulteriore discussione che poi è degenerata in spinte reciproche”. Ed è proprio in questo frangente che è intervenuto il compagno di lei: “Ho intimato C.D., prima che potesse intervenire ad andarsene. L'uomo è uscito dall'appartamento chiedendo la sua collana; che ho tenuto come compenso della prestazione fornita”. Il monile in ore verrà ritrovato dalla polizia in un contenitore del sale.

Ed è proprio in quella drammatica notte che per la trans scattano le manette ai polsi, in virtù delle dichiarazioni rilasciate dalla vittima. Non sopportando l'idea di essere stata arrestata, inizia ad avere una serie di comportamenti autolesionisti. Dopo un mese viene trasferita d'urgenza al reparto di psichiatria del Santa Maria della Misericordia ed è qui che si toglie la vita, impiccandosi.

Nella prossima udienza, fissata per il 20 maggio, dovrebbe essere sentito la terza persona coinvolta nella vicenda che renderà la sua versione dei fatti.

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