Fontivegge centro di spaccio internazionale, 156 arresti, 900 chili di droga sequestrati. Nei guai anche Miss Sud Africa

Intercettati a Perugia sedici corrieri, cinque italiani. Il valore dello stupefacente supera i 50 milioni di euro. I traffici avvenivano lungo le rotte usate anche dai terroristi

L’indagine è iniziata nel 2012, tramite il monitoraggio di spacciatori magrebini nell’area di spaccio di Fontivegge, aveva portato ad individuare due africani come fornitori di droga. Nel tempo l’indagine ha portato all’arresto di oltre 156 persone, con il sequestro di ingenti quantitativi di droga (almeno 900 chilogrammi) per diversi milioni di euro di valore (quasi 50 milioni di euro). Il traffico di droga ha interessato l’Italia, la Polonia, il Belgio, la Svezia e l’Inghilterra. Il gruppo criminale era composto da cittadini della Tanzania e del Burundi, con collegamenti con la criminalità organizzata. Gli appartenenti del gruppo criminale svolgevano regolari attività di facciata: attori, barbieri, commercianti, una guardia zoofila, musicisti.

La sostanza stupefacente, prodotta in Pakistan, Africa orientale, Cina e Laos e raggiungeva i Paesi interessati dal traffico attraverso la Turchia, la Tanzania, Sud Africa, Brasile, Perù e Bolivia. La tipologia di droga sequestrata è eroina grezza in grani e cocaina in pasta, liquida ed in polvere, mdma, hashish. I corrieri erano africani, italiani, greci, spagnoli, bulgari e ungheresi. In un caso il gruppo aveva utilizzato, come intermediaria, una ragazza che era stata Miss Sud Africa, arrestata con dodici chili di eroina nel trolley.

Lo stupefacente era inviato e tracciato dal gruppo criminale con delle parole chiave nei dialetti africani: i corrieri erano “asini”, se bianchi erano “albini”, l’aereo diventa “siluro” o “bomba”, il treno “millepiedi”, Napoli è il “paese dei furbi” mentre l’Italia è il “paese dei religiosi”. Grandi capacità linguistiche, quindi, testimoniate anche da un accordo in portoghese per spedire una partita in Brasile.

IL VIDEO - LA DROGA SPEDITA A PERUGIA E IN TUTTO IL MONDO, ECCO PERCHE'

“Operazione resa nota adesso perché tra sequestri e arresti ormai l’organizzazione ne avrebbe avuto sentore e avrebbe potuto spostare l’attività in altri luoghi – ha detto il procuratore reggente Giuseppe Petrazzini – Indagine lunga che è la dimostrazione di investimenti di risorse personale ed economici che permettono di raggiungere obiettivi congrui. Dimostra anche che esiste la cooperazione a livello internazionale tra forze di polizia. Purtroppo il fenomeno è molto più ampio di quello che siamo riusciti a contrastare. Le modalità di trasporto e le rotte sono contigue a quelle del terrorismo, ma non abbiamo elementi di collegamento”.

La droga veniva trasportata in sacche di cotone cucite nelle magliette di intimo, in doppi fondi a forma di para stinchi, oppure in doppi fondi di ciabatte, carpe e sandali, in valige rigide o in tessuto, tipo trolley, dentro estintori (la droga è stata trovata perché la pressione dell’estintore risultava a zero, quindi vuoto di sostanza per spegnere le fiamme), in doppi fondi sagomando la droga secondo la forma del contenitore. I “cucitori”, cioè coloro che preparava la spedizione, veniva pagato con mille dollari.

La sostanza stupefacente risultava così refrattario ai raggi x, in quanto veniva scansionato come ingombro della valigia stessa e per saltare il controllo con i cani antidroga, lo stupefacente era intriso di colla e cosparso di caffè, peperoncino, zenzero e vaniglia.

Il corriere non toccava la droga in modo da risultare pulito ai controlli. Arrestato ad Orio al Serio un ovulatore che aveva ingoiato due chili di sostanza stupefacente. Per individuare corrieri che viaggiavano in auto sono stati individuati con una deviazione all’interno di una stazione di servizio lungo il tratto dell’A1 in Umbria.

Il codice dei trafficanti e il destino dei corrieri di droga

Un altro corriere, insospettito dai controlli, aveva lasciato la valigia all’aeroporto facendo scattare il sistema antiterrorismo.

Intercettata una telefonata tra uno del gruppo con un intermediario che era nel luogo di coltivazione della droga e poi con un coltivatore che rassicurava sui tempi di produzione dello stupefacente.

A Perugia sono stati arrestati sedici corrieri, di cui cinque italiani.

I proventi del traffico erano reimpiegati nell’acquisto di droga e per la costruzione di un centro commerciale e per l’acquisto di diversi immobili all'estero.

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