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Martedì, 30 Novembre 2021
Cronaca

Uccelli da richiamo, il traffico illegale parte dall'Umbria: sequestrati 2mila esemplari, undici persone indagate

Indagine dei carabinieri forestali, stroncato un giro di affari illecito che interessa tutta Italia

Il business illegale degli uccelli da richiamo coinvolgeva mezza Italia. Oltre duemila esemplari sequestrati, insieme a 800 anelli identificativi, 241 reti per la cattura dei volatili selvatici, richiami elettromagnetici e confezioni di testosterone, utilizzato per potenziare le capacità canore degli uccelli. Un danno al patimonio faunistico che i carabinieri forestali definiscono incalcolabile. Sono alcune delle cifre dell'operazione “Lord of the Rings”, condotta dalla Sezione operativa antibracconaggio e reati a danno degli animali del Cites, che è partita, dopo un normale controllo in un allevamento, da Campello sul Clitunno e Cerreto di Spoleto per arrivare poi a Vicenza, Belluno, Napoli, Caserta, Forlì, Treviso, Trieste e Gorizia.

La fauna selvatica – precisano i carabinieri forestali - è qualificata dall’ordinamento giuridico come “patrimonio indisponibile dello Stato” e, pertanto, la detenzione di ogni esemplare di uccello allevato è sottoposta all'obbligo di un anello cilindrico, una sorta di cilindro, che consente l'individuazione degli esemplari stessi. E per aggirare gli ostacoli della legge, agli uccelli catturati illegalmente, quegli anelli sarebbero stati applicati abusivamente, contrassegni contraffatti o non idonei. Una volta apposto il sigillo, gli animali venivano commercializzati come regolari esemplari da richiamo a cacciatori risultati all'oscuro della provenienza dei richiami stessi.

I reati contestati agli indagati, inizialmente 7 (di cui 5 umbri) poi divenuti 11, sono, oltre alla frode in commercio, la ricettazione, il maltrattamento animali (diversi esemplari presumibilmente catturati da poco tempo, presentano lesioni traumatiche agli arti procurate presumibilmente nell'applicare gli anelli), l’uso abusivo di sigilli e la caccia di uccelli con mezzi non consentiti. Oltre ai volatili vivi sequestrati, ne sono stati ritrovati oltre 500 morti, probabilmente destinati al consumo umano.

Il numero di uccelli rinvenuti – sottolineano ancora i carabinieri - evidenzia un business illecito di particolare rilievo, considerato che il valore di mercato di un esemplare “da richiamo”può raggiungere anche 500 euro.

Gli uccelli sequestrati da riabilitare al volo sono stati affidati ai centri di recupero animali selvatici “Il Pettirosso” di Modena e “Il Frullone” di Napoli.

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