Garage degli orrori, tra gatti seviziati e bisturi spuntano anche le impronte digitali e un manuale di vivisezione

Nuovo processo per un giovane perugino accusato di maltrattamento e uccisione di animali. Per la difesa è la ripetizione di un vecchio procedimento, ma emergono nuovi particolari

Il garage degli orrori. È quanto si rivelò agli occhi delle forze dell’ordine chiamate per liberare un fondo occupato abusivamente.

All’interno del garage vennero ritrovate quattro maschere in pelle realizzate con teste di gatto, una ghigliottina, uno strumento per immobilizzare gli animali, vari utensili da chirurgo e siringhe usate, un vaso di vetro contenente una testa e zampe di gatto immersi nella formalina e altri vasi di vetro immersi in materiale organico, coltelli, uncini e martellini. Sul bancone c’era anche un manuale su come vivisezionare gli animali.

Una ricostruzione che i testimoni chiamati a deporre oggi hanno confermato. Davanti ai loro occhi c’era un intero campionario dell’orrore che ha portato in tribunale un giovane, difeso dall’avvocato Franco Libori, con l’accusa di maltrattamenti e uccisione di animali, oltre all’occupazione del fondo. La difesa ha puntato su un caso di ripetizione di processo (ne bis in idem), in quanto l’imputato sarebbe già stato processato (assolto in primo grado e condannato a 4 mesi in appello) per aver ucciso, scuoiato e abbandonato un animale davanti al cancello di una scuola.

Secondo la Procura perugina e l’associazione Lav, assistita dagli avvocati Cecilia De Vecchi e Pasquale Perticaro, sussisterebbero correlazioni “tra le modalità di uccisione del gatto e gli strumenti di tortura ritrovati nel laboratorio, adatti a provocare la morte e la scuoiatura” così come riscontrate sui reperti. Costituita anche l'associazione Anpana, tramite l'avvocato Giuseppe De Lio.

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Secondo gli investigatori ci sarebbero due elementi a carico del giovane: il rinvenimento di impronte digitali (sulle quali riferirà il personale della scientifica il 27 maggio del 2020) nei locali e ritenute appartenenti all’imputato e i video girati dalle telecamere di sorveglianza che avrebbero immortalato il giovane mentre cerca di entrare nel garage dopo che il proprietario ne aveva fatto cambiare la serratura.

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