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Tira un vaso di fiori in testa ad un vicino, viene condannato e poi protesta perché gli hanno tolto le armi

L'uomo porta i carabinieri e la questura in tribunale: "Decisioni illogica, la sentenza di condanna non ricostruisce la verità, ridatemi porto d'armi e pistole"

Tira un vaso di fiori in testa ad un vicino molesto, viene condannato e revocata la licenza di tiro sportivo, con annessa autorizzazione all’acquisto e detenzione di armi.

L’uomo è stato condannato in primo grado (il giudizio è pendente in appello) per aver colpito “con un vaso di fiori lanciato con violenza dal balcone della propria abitazione sita al primo piano di un fabbricato ubicato in …, cagionandogli “lesioni consistite in trauma contusivo con ferite lcero-contuse alla regione sopracciliare destra e al naso, che richiedevano l’intervento di sutura chirurgica e gli impedivano di attendere alle proprie occupazioni per giorni 67”.

Dopo questo episodio i carabinieri ritiravano le armi e le munizioni, mentre la questura provvedeva a non rinnovare licenze e permessi.

L’uomo, però, sostiene che tale provvedimento sia illogico, irragionevole e ingiusto, sia perché non sarebbero veri “fatti posti a fondamento della sentenza penale” e che “il relativo giudizio di secondo grado” sia ancora pendente “dinanzi alla Corte d’Appello di Perugia”, oltre al fatto che sia stata omessa la “valutazione della buona condotta” dell’uomo in seguito a quei fatti.

I giudici amministrativi hanno bocciato il ricorso sull’intera linea: il divieto di possedere armi è “fondato su una condotta accertata in sede penale, consistente nella commissione un delitto doloso contro la persona, e in particolare contro l’incolumità individuale”, quindi non vi è nulla di “irragionevole né di abnorme” nella decisione di revoca, anzi appare “del tutto logico e congruo vietare l’uso e la detenzione di strumenti di offesa personale a chi si sia reso responsabile di una condotta che abbia pregiudicato concretamente, e in termini gravi, l’incolumità fisica di una persona”. Al momento, inoltre, l’unica ricostruzione che appare veritiera è quella stabilita dal giudice. Risultare “titolare di porto d’armi”, infine, permetterebbe all’uomo di acquistarne di nuove in sostituzione di quelle prese dai carabinieri. Quindi è giusto il mancato rinnovo.

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