Coronavirus, La testimonianza di Roberto: "Noi, padri separati, viviamo un isolamento doppio, ma non molliamo"

L'isolamento di un papà perugino con due figli adolescenti: "Per chi è costretto a lavorare fuori casa, la lontananza diventa maggiore"

In questi tempi di emergenza sanitaria che ci ha visto costretti, in nome della salute, a cambiamenti drastici delle nostre abitudini quotidiane, ci sono anche tutti quei familiari divisi, seppur da pochi chilometri, che non posso aver contatti fisici. Ci sono i nonni, i nipoti, fratelli e sorelle, ma anche padri separati. La testimonianza ci arriva da Roberto Carlotti, padre perugino di due ragazzi adolescenti di 14 e 16 anni, da anni impegnato nel sociale con l'associazione Margot e insegnante di difesa personale. Nonostante l'affidamento congiunto, anche per tutelare la loro salute è costretto a non vederli, sacrificando per un attimo, la grande voglia di riabbracciarli. "Noi padri separati - ci racconta Roberto - è come se vivessimo un isolamento doppio. Io sto continuando a lavorare fuori casa, anche per permettergli un futuro, e sono due settimane che non li vedo". "I contatti? Solo telefonici. Ed è per questo che in un momento difficile e delicato per tutti noi, la lontanza dei figli diventa ancora più difficile".

Il messaggio di Roberto, però, è quello di continuare a lottare e sperare. Ed è rivolto a tutti coloro che, in una fase di emergenza sanitaria che ormai tutto conoscamo, sono costretti a stare lontani dai propri cari: "Cerchiamo di rimanere uniti almeno con il pensiero, quello che stiamo facendo, i sacrifici a cui siamo chiamati, sono necessari per il futuro dei nostri figli". 

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"Voglio dedicare un pensiero anche a quei tutti i genitori separati, come me - continua papà Roberto - che dopo essere tornati a casa da una giornata di lavoro, soffrono il distacco e la solitudine. Forza, non dobbiamo mollare mai per il nostro Paese, per i colori della nostra bandiera, per i nostri figli. Ne usciremo presto". 

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