Domenica, 21 Luglio 2024
Cronaca

LA TESTIMONIANZA "Perugia deve essere fiera del suo Pronto Soccorso: vi racconto la mia esperienza da malata"

"Posso dire con grande tranquillità che non ho conosciuto realtà migliori di quella che, qui, ho inteso testimoniare, con sincero senso di gratitudine"

Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza dell'avvocato Cristina Panebianco che ha voluto raccontare la sua storia con una particolare malattia che ha costretto a numerose visite  al Pronto Soccorso di Perugia. Cristina ha voluto esaltare la professionalità di medici e infermieri schierati nella prima emergenza. Buona Lettura. 

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di Cristiana Panebianco - presidente della associazione nazionale “Giuseppe Panebianco per la lotta contro il cancro del pancreas”

E’ da molto tempo che desidero scrivere un pubblico ringraziamento rivolto a tutto il Pronto Soccorso della azienda ospedaliera Santa Maria della Misericordia di Perugia, e lo farò con poche parole, consapevole che non incontrerò una platea di lettori concorde, ma profondamente convinta che sia fondamentale utilizzare il diritto che ciascuno di noi possiede di fare informazione, in maniera autentica e libera. Tanto più che fare una testimonianza per raccogliere consensi, senza accettare benevolmente il rischio di imbattersi in qualsivoglia critica, sarebbe un approccio utopico e anche moralmente deprecabile.

E quando, tra l’altro, la testimonianza riguarda il modo in cui il diritto alla cura e alla salute viene trattato, dovrebbe diventare, la sua pubblicizzazione, un dovere morale. Vivo anche a Perugia, e da qualche anno, ma per molti più anni ho combattuto una vera guerra contro una patologia che ha rappresentato, per me, un chiaro inferno: l’ipertiroidismo. In termini più semplici, la mia tiroide era una ghiandola che non funzionava più come avrebbe dovuto funzionare, troppo accelerata, eccessivamente accelerata. Ho sofferto ferocissime tachicardie, soprattutto negli ultimi anni, e tantissime volte ho fatto ricorso alle cure del Pronto Soccorso di Perugia, trascorrendovi molte ore, in tutte le stagioni, di giorno e di notte, e nei giorni feriali e in quelli festivi, e ho potuto osservare una infinità di situazioni, ho incontrato tantissime persone, imbattendomi, seppur per pochi soffi, con la vita sconosciuta di tanta gente e tutti, tutti mi hanno insegnato qualcosa. Nessun incontro è stato vano. Il mio ringraziamento è anche a loro rivolto. 

E, soprattutto, voglio dire che sono stata curata da medici e infermieri ad altissima professionalità, che mi hanno regalato, in più, ciò che raramente si incontra: l’umanità. Grazie. In tutte le circostanze che ho ricordato, sono rimasta, sempre, notevolmente colpita dalla tenuta saldissima che tutti gli operatori, non soltanto i medici, hanno mostrato dinnanzi a situazioni davvero difficilissime da trattare, situazioni ad altissima tensione professionale, competenziale e psicologica. E non succede affatto dovunque. No. Naturalmente, nulla è perfetto, e tutto è perfettibile, ma ritengo sia giusto dire che accanto ai casi ed alle circostanze in cui possono accadere errori, esiste un numero di circostanze di gran lunga superiore in cui non vengono fatti errori, e penso che la città di Perugia possa essere decisamente fiera del suo Pronto Soccorso. 

I giudizi negativi circa la medicina d’emergenza e i cosiddetti dipartimenti di emergenza, sono un diritto ma, accanto alla critica, credo sia necessario ricordare che sono proprio e soltanto i dipartimenti di emergenza ad assicurare una risposta rapida e completa, e nel caso che racconto anche umana (aspetto non affatto banale ma bensì fondamentale) per affrontare i problemi diagnostici e terapeutici dei pazienti in situazioni, appunto, di emergenza. In virtù della mia storia personale, oramai alle spalle, ma soprattutto per la storia personale sanitaria di mio padre, ho avuto modo di conoscere molto approfonditamente la sanità italiana (da sud a nord) ed anche estera, ma considerato che il confronto con l’estero è oggettivamente impossibile, perché è il nostro sistema sanitario ad essere unico nel suo genere, e nella accezione positiva s’intende, posso dire con grande tranquillità che non ho conosciuto realtà migliori di quella che, qui, ho inteso testimoniare, con sincero senso di gratitudine.

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