Cronaca

TESORI UMBRI | Si mette mano al restauro di Villa Labor (Vajani-Levi) di viale Antinori, il top del Liberty perugino

Si mette mano al restauro di Villa Labor (Vajani-Levi) di viale Antinori, 2: il top del liberty perugino. Si montano le impalcature per il più fulgido esempio di liberty cittadino, realizzato su progetto di Giuseppe Marrani. Un progetto che parve troppo ardito, in vicinanza della storica Porta S. Andrea, rione di Porta Santa Susanna. Tanto che incontrò difficoltà per l’approvazione della Commissione urbanistica. Sul lato Piaggia Colombata la scritta LABOR, fiancheggiata da aquile e dai simboli ricorrenti della scienza (il caduceo) e dell’industria (a ruota dentata). 

È questo il fronte decorato, non quello su viale Antinori sul quale si affacciano dei terrazzini. Sulle finestre al primo piano la scritta latina  PARVA DOMUS...QUIES (“piccola   casa... tranquillità”). Dominano decorazione, stucchi, dischi solari, nastri che aleggiano intorno a volti femminili. I ferri battuti sono di Ferruccio Caiani che tenne bottega di fabbro sotto Porta Trasimena. Gli stucchi sono quelli tipici delle fornaci Angeletti-Biscarini del Borgo Bello.

All’interno: pitture murali con vegetazione, fiori, putti, palme e pavoni. Tutto secondo l’iconografia ricorrente nello stile     Art Nouveau.  Il lavoro è affidato a un’impresa di grande competenza che ha operato fruttuosamente a San Francesco al Prato, alla Domus Pauperum e in altri contesti perugini, e non solo, di elevato valore
storico-architettonico.

NOTA PERSONALE: Ho avuto la buona sorte di poter visitare – parecchi anni fa  – il villino, ospite del sòr Ezio Vajani. Fra le altre proprietà, Ezio aveva de terreni nel Comune di Lisciano Niccone in  cui fu il primo a impiantare un allevamento di daini, animale fino ad allora mai visto dalle nostre parti. Lo ricevetti in veste di assessore di quell’Amministrazione municipale e si stabilì fra noi un feeling speciale. Mi raccontava della sua gioventù e della militanza nello sport del
pugilato, mostrando con orgoglio il tesserino.

Sapendo che vivevo a Perugia, mi invitò al villino. Un’esperienza indimenticabile. L’unica cosa che gli rimproverai fu quella di aver sostituito gli infissi lignei con materiali in alluminio, a mio avviso disdicevoli e incongrui con la facies storico-artistica di quell’edificio. Mi dette ragione. Sarebbe bello che, in occasione del restauro, venissero sostituiti, tornando al legno originario.

Il restauro di un gioiello del Liberty perugino

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