Cronaca

Terrorismo e proselitismo sul web, periti al lavoro su profili social e condivisioni a caccia di complici

Il Viminale segue con attenzione la vicenda. Velocizzate le pratiche di espulsione

Prendi cinque stranieri, di fede islamica, radicalizzati e mettili davanti ai social a condividere post con immagini e video che inneggiano alla guerra santa, alla lotta contro l’infedele, fino a quando non vincerà l’islam.

Metti che questi cinque non siano tanto bravi ad occultare i loro messaggi e i tentativi di proselitismo, non tanto nel deep web dove è difficile solo inoltrarsi, ma anche solo nel nascondere i messaggi in gruppi chiusi, e vengono subito scoperti e monitorati dalle forze dell’ordine (che sia la Polposta o i Carabinieri o la Guardia di finanza cambia poco ai fini dell’indagine che c’è e va avanti).

Metti che un giorno le forze dell’ordine controllino le abitazioni dei cinque presunti terroristi e sequestrino computer e telefoni, con tanto di incidente probatorio e perizia sui supporti informatici e la nomina degli avvocati difensori (trasformati da ufficio a fiducia). Al vaglio i video contro il re del Marocco, ritenuto troppo “tiepido” con gli occidentali, e i tanti commenti di altri stranieri. Da capire se poi queste persone siano state avvicinate alla causa radicale, che potrebbe comportare altre accuse e nuovi indagati.

Metti anche che il Viminale stia seguendo con attenzione la vicenda e che le pratiche di espulsione siano state velocizzate.

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