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Inneggiano alla "guerra santa" sul web e vogliono imporre la legge islamica, indagati in sei

Terroristi sul web attaccano il re del Marocco e tutti i musulmani "troppo morbidi". Chiuse le indagini a carico del sestetto di presunti jihadisti

Chiuse le indagini a carico di sei presunti terroristi che avrebbero inneggiato alla guerra santa su Facebook e altri social, facendo proselitismo. I sei erano stati scoperti dalla Procura di Perugia e dalle forze dell’ordine ad aprile del 2019 (ma alcuni fatti contestati risalgono anche al 2012).

L’indagine era iniziata quando la Polizia postale si era imbattuta in alcune pagine Facebook e di altri social (stranamente aperti a tutti, senza filtri o chiusure) in cui venivano condivisi video dell’Isis e di protesta contro alcuni regimi musulmani, ma considerati troppo “morbidi” nei confronti dei cristiani e dell’Occidente. Gli indagati sono accusati di esaltare la jihad “attraverso atti violenti” esortavano “all’applicazione della legge islamica e della religione islamica radicali. ritenendole l’unico stile di vita possibile”.

In particolare avevano destato allarme alcuni video contro il re del Marocco, in particolare contro la visita del Papa, accompagnati da insulti e minacce, nonché propositi di abbattere una monarchia che non rispetta i precetti del Corano.

Gli investigatori avevano subito individuato sei persone, straniere e residenti a Perugia, ritenute i diffusori del materiale online e tra gli autori dei messaggi violenti che accompagnavano video e foto sui social. Erano anche scattati i sequestri di personale computer e telefonini da sottoporre a perizia per valutare provenienza e possesso del materiale terroristico: ragazzi in mimetica che maneggiano proiettili e Kalashnikov accanto a una bandiera nera: ci sono anche queste immagini tra le centinaia di post diffusi su Facebook da una presunta cellula terroristica che sul web faceva proselitismo condividendo l’ideologia più estrema della guerra santa.

Gli indagati, un cittadino di origini albanesi e cinque marocchini, sono difesi dagli avvocati Francesca Pieri, Gianni Dionigi, Stefano Bigi e Suzana Korriku.

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