Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca

Inneggia alla "guerra santa" sui social e giura fedeltà all'Isis, espulso terrorista

L'uomo era già stato coinvolto nell'operazione di polizia del 2007 relativa alla moschea di Ponte Felcino. Le indagini in rete hanno accertato la sue attività di proselitismo e di giustificazione degli attentati

Incitava all'adesione allo Stato islamico e professava il giruamento di fedeltà al terrorista Abu Bakr Al-Baghdadi, in passato aveva frequentato la moschea di Ponte Felcino (nel 2007 fu teatro di un'operazione di polizia conclusasi con un processo e condanne per terrorismo). Per questo motivo un tunisino è stato espulso dall’Ufficio Immigrazione della Questura di Perugia in esecuzione di un provvedimento del Ministro dell’Interno per motivi di prevenzione del terrorismo.

Il tunisino è risultato su posizioni religiose radicali ed molto attivo sul web, in particolare su Facebook, dove ha condiviso e diffuso numerosi post, pubblici e privati, con immagini di esaltazione del martirio e contenuti di propaganda dei princìpi dell’autoproclamato “Stato islamico”, nonché messaggi con i quali giustificava numerosi attentati rivendicati dalla medesima organizzazione terroristica recanti frasi e immagini di propaganda di altre milizie jihadiste, pubblicazione di nasheed jihadisti e commenti su profili, nonchè apposizione di “like” a video e testi che esaltano formazioni terroristiche islamiche.

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A seguito delle attività svolte dalla Sezione Antiterrorismo della Digos di Perugia e dal Compartimento di Polizia Postale e delle Comunicazioni per l’Umbria di Perugia, coordinate dalla locale Procura della Repubblica presso il Tribunale e dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione – Servizio per il contrasto dell’estremismo e del terrorismo esterno, è emerso che lo straniero era un assiduo frequentatore del luogo di culto islamico di Perugia - Ponte Felcino, noto per l’arresto, avvenuto nel 2007, dell’allora imam KORCHI El Mostapha e di altri due cittadini marocchini, condannati con sentenza passata in giudicato, per la prima volta in Italia, per il reato di “addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale”.

Le attività di indagine hanno consentito di documentare inequivocabili manifestazioni di adesione al sedicente “Stato islamico” quali, ad esempio, il “giuramento di fedeltà lealtà ed ubbidienza ad Abu Bakr Al-Baghdadi” e l’uso costante dello slogan “persistente e in espansione”, diffuso tra i sostenitori di Daesh (sigla di Al dawla al islamiya fi al Iraq wal Sham – Stato islamico dell’Iraq e del Levante), che allude alla forza espansionistica dell’organizzazione terroristica capace di superare i confini territoriali di origine.

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