Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca Norcia

Terremoto, gli agricoltori pronti a restare: "Non abbandoneremo gli animali e la nostra terra"

L'appello della Coldiretti: "Qui l'economia è cibo e turismo". Gli animali devono mangiare ed essere munti due volte al giorno e gli allevatori  non possono dunque trasferirsi

Il terremoto del 30 ottobre, che ha messo in ginocchio Norcia e alcuni paesi della Valnerina, con almeno 5mila sfollati, ha prodotto drammatiche conseguenze anche per l’economia dell’Umbria. Per sollevare la situazione, Coldiretti lancia l’appello: “In attesa dei moduli abitativi è urgente l’invio di roulotte e camper per consentire agli allevatori terremotati di non abbandonare il territorio e continuare ad accudire i propri animali, che a loro volta necessitano di ricoveri immediati, laddove le stalle sono crollate o inagibili”.

Coldiretti Umbria sottolinea come la situazione dei danni da terremoto si sia aggravata anche per un settore, quello agricolo, che nelle zone del cratere, è presente con oltre 600 aziende. "Le ultime scosse di terremoto - spiega Coldiretti - hanno peggiorato la situazione di abitazioni già lesionate, ma hanno subito nuovi e importanti danni o sono crollate anche strutture aziendali e alcune stalle, con animali intrappolati e senza più ricoveri. Gli animali devono mangiare ed essere munti due volte al giorno e gli allevatori  non possono dunque trasferirsi. Preoccupano anche frane e smottamenti sulle strade rurali che ostacolano la circolazione e la consegna dei prodotti"

Il territorio tra Marche e Umbria interessato dalle ultime drammatiche scosse, vanta molte eccellenze agroalimentari da tutelare, ma in difficoltà è anche l’agriturismo in una zona dove il turismo enogastronomico e religioso garantisce grandi opportunità occupazionali.

"Il terremoto ha colpito un territorio a prevalente economia agricola con una significativa presenza di allevamenti di pecore e bovini che occorre ora sostenere concretamente per non rassegnarsi all’abbandono e allo spopolamento. È necessario - conclude Coldiretti - che la ricostruzione vada di pari passo con la ripresa dell’economia che in queste zone significa soprattutto cibo e turismo".

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