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Terremoto Umbria- Marche, il rapporto dell’Ingv: sciame sismico mai visto prima

Lo studio ha definito come "il terremoto del 24 agosto non è stato anticipato da nessun incremento di probabilità" settimanale per terremoti di magnitudo superiore a 5.5, "mentre la probabilità settimanale prima dell'evento di magnitudo 6.5" era più alta

Terremoto in Umbria: e' stato pubblicato dall’Ingv un documento di 49 pagine inerente il lavoro dell’istituto sul terremoto in centro Italia di magnitudo 6.5 del 30 ottobre 2016. Il rapporto contiene le analisi dei dati sismologici, con mappe e sezioni attraverso la zona dell’epicentro, i modelli di faglia basati sui dati sismometrici e accelerometrici, i dati satellitari e GPS con le prime indicazioni della distribuzione del movimento di dettaglio delle varie faglie. Oltre alll’impatto del terremoto sul territorio, “visto” dai dati sismici e stimato in base alle “mappe di scuotimento” (Shake maps) e alle analisi sul terreno.

Infine descrive il processo di fratturazione (fagliazione) osservata in superficie in tutta l’area interessata dai terremoti più forti dal 24 agosto al 30 ottobre, con una stima delle probabilità di accadimento delle future repliche (aftershocks).

Terremoto, il rapporto dell'Ingv sul sisma del 30 ottobre: "Scalini alti due metri"

Uno dei dati più interessanti è quello del confronto con la sismicità storica, che interessa da sempre questo territorio “caratterizzato da numerosi terremoti molto forti, alcuni dei quali sono avvenuti all’interno di sequenze complesse. Nessuna delle sequenze sismiche storiche presenta però somiglianze con quella in corso”.

Prosegue il rapporto: “Nella Valnerina i terremoti storici del 1 dicembre 1328 (M 6.5), del 27 giugno 1719 (M 5.6), del 12 maggio 1730 (M 6.0) e del 22 agosto 1859 (M 5.7) hanno localizzazioni prossime a quella dell’evento principale (Norcia NDR) del 30 ottobre”. Al contrario “la sequenza in corso non è confrontabile con la lunga e complessa sequenza del 1703 (14 gennaio, Valnerina, M 6.9; 2 febbraio, Aquilano, M 6.7) il cui impatto sul territorio fu sensibilmente più grave di quello che sta emergendo per la sequenza attuale”.

Le devastanti conseguenze del terremoto sugli Appennini: ecco l'area "collassata"

Conclude il rapporto con una osservazione sui modelli previsionali legati ai terremoti (un modello chiamato OEF_Italy, tra le valutazioni più affidabili negli esperimenti condotti dalla rete internazionale Collaboratory for the Study of Earthquake Predictability in diverse aree della Terra): “A seguito del terremoto di Amatrice del 24 agosto 2016, il Centro di Pericolosità Sismica (CPS) fornisce in fase sperimentale forecast (previsioni, ndr) settimanali per un'area di 50 km di raggio intorno all'epicentro. Dal 26 ottobre il raggio è stato aumentato a 70 km”.

Lo studio ha definito come “il terremoto del 24 agosto non è stato anticipato da nessun incremento di probabilità” settimanale per terremoti di magnitudo superiore a 5.5, “mentre la probabilità settimanale prima dell'evento di magnitudo 6.5” era più alta.

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