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Terremoto, il sismologo padre Martino: i segni premonitori da non sottovalutare

"Predizioni", non "previsioni": semplici (e spesso veritieri) segni premonitori. Di vario genere. Questo afferma padre Martino Siciliani, un'autorità indiscussa nel campo della sismologia

Conversazione all’Associazione culturale e ricreativa Porta Santa Susanna, seguitissima, data anche l’attualità drammatica dei contenuti. “Predizioni”, non “previsioni”: semplici (e spesso veritieri) segni premonitori. Di vario genere. Questo afferma padre Martino Siciliani, un’autorità indiscussa nel campo della sismologia. E li elenca, questi segni. Innanzi tutto, microsismi: una specie di antipasto alla scossa che può anche sconquassare in maniera terrificante. Ma che potrebbe anche tardare o latitare del tutto. Poi la deformazione crostale, che non preannuncia mai nulla di buono. Tra gli altri segni che possono far presagire l’evento, spicca l’accumulo di energia termica nella roccia. E ancora: l’emanazione di gas radon e metano. Ma non è detto che uno di questi segni sia del tutto indicativo. Sicuramente, quando questi fenomeni si presentano in modo sinergico, debbono mettere in allerta.

E poi c’è il magnetismo, l’abbassamento (fino all’inaridimento) o l’innalzamento delle falde acquifere. Per non parlare del comportamento animale: polli, asini, cavalli, cani che intercettano ultrasuoni e perfino serpenti e lucertole che si svegliano dal letargo. E poi il pesce gatto che percepisce le onde lunghe. Ma tutto questo è pratica empirica, esperienza: in Cina lo fanno da anni, non ha lo stigma della scienza.

“Noi abbiamo uno strumento inventato da Andrea Bina (a pendolo, con stilo che incide sulla sabbia): a seconda della profondità del solchi, siamo in grado di dire se la scossa abbia avuto andamento ondulatorio o sussultorio. Così come, dallo studio dei righi, si può dedurre la direzione delle onde sismiche”. Ma questo è cosa nota. Meno nota è la circostanza che Bina sia stato il primo a scrivere un libro scientifico sui terremoti. “Ne ho regalato un esemplare a Enzo Boschi e uno a Franco Barberi, ma credo che non li abbiano letti”, dice il coltissimo benedettino di San Pietro. “Altrimenti – prosegue – ne avrebbero tratte delle conseguenze e non si sarebbero meravigliati più di tanto, rispetto a quanto è recentemente accaduto”.

“Perché – spiega – il fenomeno attuale si è ripresentato con le stesse caratteristiche di uno storico terremoto raccontato dal Bina”. Poi, dallo strumento antico e artigianale, si passa al contemporaneo tecnologico. “Abbiamo ben 16 stazioni che dialogano tra loro, poggiando sulla banda da 1 mega della frequenza militare. Si tratta di un impianto pilota, unico in Italia. Sebbene altri tendano a sottovalutarci, siamo i primi e i soli a poter disporre di un trasferimento dati in tempo reale”. Padre Martino non ha peli sulla lingua e  sbugiarda quanti – per invidia o spirito di competizione – tendono a sminuire il valore della sua struttura: famosa nel mondo. Poi parla della sicurezza e delle norme che presiedono alla costruzione di edifici sicuri.

Quindi una battutina sul terremoto come “punizione divina”. Padre Martino, religioso di altissima spiritualità, ha un’intelligenza laica. E la usa. Ma non può mancare una breve diegesi sull’enorme quadro di Antonio Vassilacchi (“Il trionfo dell’Ordine benedettino”) con bagliori di maligno, sulla controfacciata della basilica di San Pietro. Insomma: Perugia è al sicuro o no… almeno sulla base dei precedenti storici? Quasi certamente, sì. Ma padre Martino, da buon sismologo, non lo dirà mai. Nemmeno sotto tortura.

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