Venerdì, 14 Maggio 2021
Cronaca

Terremoto, trentotto gioielli dell'Umbria torneranno in vita: 20 milioni per salvare le nostre bellezze

Parte in Umbria la ricostruzione di un consistente patrimonio culturale danneggiato dal terremoto

“Ora, a soli dieci mesi dagli eventi sismici di ottobre, parte in Umbria la ricostruzione di un consistente patrimonio culturale danneggiato dal terremoto, a partire dalle Chiese, per un importo complessivo di oltre 20 milioni di euro. L’auspicio è che per le Chiese oggetto degli interventi, le si possa restituire al culto entro la fine dell’anno”.

E’ quanto ha affermato la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, nel corso della conferenza stampa svoltasi questa mattina a Perugia, a Palazzo Donini, convocata per fare il punto sugli interventi di messa in sicurezza e restauro dei beni culturali mobili danneggiati dagli eventi sismici, presente l’assessore regionale alla cultura, Fernanda Cecchini, cui hanno partecipato anche la soprintendente archeologia, belle arti e paesaggio dell’Umbria e coordinatore dell’Unità di Crisi dell’Umbria per il MiBACT, Marica Mercalli, il direttore generale della Fondazione Cassa Risparmio Firenze, Gabriele Gori, e Marco Ciatti, Direttore dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze.

Nella corso dell’incontro è stato illustrato anche il preziosissimo lavoro già svolto, e in corso di svolgimento sia presso il deposito della Regione di Santo Chiodo (Spoleto) sia in alcuni siti dell’area interessata dal sisma, da parte dei restauratori beneficiari delle borse di studio messe a disposizione dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze sulla base di un accordo con l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.

 “Con le ordinanze potranno partire subito  - ha affermato Marini - lavori di ricostruzione di ben 38 Chiese, la maggior parte delle quali ubicate nell’area del cratere, per un importo complessivo di 11 milioni di euro. Si tratta di strutture che non hanno subito danni gravissimi e per questo rapidamente riparabili, per poterle restituire al culto il prima possibile. C’è poi l’altro programma di primi interventi per opere pubbliche danneggiate dal sisma, per 9 milioni di euro”.

“Al momento – ha affermato la soprintendente Mercalli - sono arrivate a 6 mila le opere ricoverate nel deposito di Santo Chiodo, una struttura unica in Italia, realizzata con grande preveggenza dalla Regione Umbria, con la quale stiamo collaborando per la messa in sicurezza del maggior numero di opere, e per il loro restauro, grazie alla collaborazione con l’Opificio di Firenze e la generosità della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, che sta finanziando le borse di studio per le restauratrici. Vorrei cogliere questa opportunità per precisare che non operiamo alcuna selezione delle opere da recuperare e mettere in sicurezza, bensì cerchiamo di salvare quante più opere possibili, danneggiare dal sisma. Ed in alcuni casi si tratta di interventi di recupero molto complessi, da realizzare dopo aver messo in sicurezza gli edifici pericolanti”.

“Con la promozione di questo progetto – ha dichiarato il Direttore generale della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze Gabriele Gori - la Fondazione conferma il suo nuovo modello di intervento basato sulla messa a sistema e sulla valorizzazione delle eccellenze del nostro territorio, ed in questo caso nel territorio della Valnerina.

In questa occasione, invece, è stata interessata un’altra eccellenza fiorentina unica a livello internazionale, il nostro Opificio delle Pietre Dure. Abbiamo così dimostrato come sia possibile, facendo rete, rispondere ad una emergenza del Paese, perché le opere culturali danneggiate nelle regioni del centro Italia e della Valnerina, dove opera il nostro progetto, rappresentano un patrimonio di tutti. La Fondazione farà di tutto per mantenere alto questo primato e condividere questo capitale di saperi che sostiene nel proprio territorio di riferimento siano esportati nel momento del bisogno. Un particolare ringraziamento va ai giovani che stanno lavorando assieme al personale della soprintendenza con grande entusiasmo e competenza. E’ anche per loro e per il loro futuro che abbiamo voluto questo progetto”.

Subito dopo gli eventi sismici l’attenzione dell’Opificio pietre dure – ha detto il direttore dell’Opificio Ciatti - si è concentrata sullo splendido deposito, antisismico e mirabilmente attrezzato, di Santo Chiodo di Spoleto, dove la Soprintendenza, grazie alla collaborazione della Regione Umbria, con grande abnegazione stava gestendo la raccolta, sempre più sterminata dei beni colpiti. Il progetto che si è immediatamente imposto nella nostra mente è stato di cercare di replicare a Spoleto il modello del deposito-cantiere di Sassuolo, vista l’assoluta positività di tale esperienza. Oltre a questo l’O.P.D. si è assunto l’impegno del restauro diretto di un numero limitato di opere, che sono state trasferite nei laboratori dei settori dei dipinti mobili, bronzi, oreficeria e sculture lignee dell’Istituto, come testimonianza concreta della solidarietà dell’O.P.D. e del suo personale nei confronti delle comunità colpite.

Tutto questo rappresenta il contributo che l’O.P.D. ha cercato, con la massima buona volontà e secondo le proprie competenze e possibilità, di fornire per la conservazione e la trasmissione al futuro del patrimonio storico-artistico dell’Umbria: un dovere istituzionale ed etico da compiere, pur dovendolo realizzare insieme alla consueta programmazione dei restauri e agli altri impegni in corso, e da sviluppare in collaborazione con gli enti di tutela e le istituzioni del territorio”.

“La presidente Marini, a nome di tutta la comunità umbra ed in particolar modo delle popolazioni della Valnerina, ha infine rivolto parole di sincera gratitudine a tutti “per a qualificatissima opera di concreta solidarietà, finalizzata al recupero del nostro straordinario patrimonio culturale ed artistico così duramente ferito dagli eventi sismici”.

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