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Il colpo di maglio del terremoto sull'Appenino umbro: "Montagne sprofondate per 130 chilometri quadrati"

Dati straordinari quelli evidenziati dall'Ingv. Gli Appennini, a causa del sisma, hanno subito una deformazione e in più punti quasi tutta in Umbria

Risultati impressionanti, quelli ottenuti dai radar della costellazione di satelliti Sentinel-1, del Programma Europeo Copernicus: risultati preliminari elaborati in brevissimo tempo da un team interdipartimentale che coinvolge ricercatori dell’Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell’Ambiente Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IREA di Napoli) e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), centri di competenza nei settori dell’elaborazione dei dati radar satellitari e della sismologia, con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), coordinati dal Dipartimento della Protezione Civile (DPC).

I dati radar sono stati acquisiti in varie date (il 25 Ottobre, prima dell'evento ed il 31 Ottobre, post evento) e mostrano lo spostamento del terreno e le deformazioni al suolo lungo la dorsale degli Appennini. “Tali analisi”, spiega Riccardo Lanari, direttore del CNR-IREA, “sebbene risultino abbastanza critiche per i dati radar Sentinel-1, trattandosi di aree caratterizzate da folta vegetazione, mostrano una deformazione che si estende per un’area di circa 130 chilometri quadrati ed il cui massimo spostamento è di almeno 70 cm, localizzato nei pressi di Castelluccio.

Tali risultati verranno raffinati nei prossimi giorni grazie ad ulteriori analisi, questa volta con dati radar acquisiti dal satellite giapponese ALOS2 che garantisce stime più accurate dell’entità degli spostamenti superficiali in aree con copertura vegetale”. "L'interferogramma ottenuto dai dati Sentinel-1", ovvero l'immagine a falsi colori del terreno che misura gli spostamenti verticali del suolo rispetto al sensore satellitare, "mostra una zona 40 x 15 km in cui il terreno si è abbassato a seguito dei terremoti del 26 e 30 ottobre di magnitudo 5.9 e 6.5”, dichiara Stefano Salvi dell'INGV.

I movimenti del suolo registrati sarebbero dovuti a due effetti distinti, da una parte lo scorrimento degli opposti lembi di crosta terrestre lungo i piani di faglia profondi, dall'altra fenomeni più locali molto superficiali quali scarpate di faglia, riattivazioni di frane, sprofondamenti carsici. "E' il contributo dei terremoti alla costruzione dei paesaggi Appenninici”.

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