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Tassa di soggiorno non versata al Comune, in cinque finiscono davanti al giudice

Albergatori accusati di peculato per aver trattenuto la somma destinata all'ente locale: due patteggiano e tre chiedono il rito abbreviato

Pochi euro frutto di una dimenticanza o diverse migliaia di euro equivalenti ad alcuni anni di mancato versamento della tassa di soggiorno. È questa l’accusa mossa a cinque albergatori che avrebbero incassato la tassa di soggiorno, ma senza versare il corrispettivo al Comune di Perugia. Il giudice per l’udienza preliminare che li deve giudicare per l’accusa di peculato ha riunito, nell’udienza odierna, tra fascicoli che riguardano i medesimi imputati e rinviato per la discussione al 5 marzo prossimo.

I quattro albergatori, secondo l’accusa devono al Comune di Perugia le somme di 11mila, 1.600, 854 e 80 euro. Per il sostituto procuratore Paolo Abbritti i proprietari delle strutture, in qualità di incaricati di un pubblico servizio, avrebbero trattenuto tali somme anche a fronte delle ingiunzioni di pagamento inviate dagli uffici di Palazzo dei Priori e dopo gli accertamenti della Guardia di finanza. Le somme sarebbero state trattenute negli anni 2015 e 2016.

Gli imputati, difesi dagli avvocati Marco Baldassarri, Luciano Ghirga, Michele Rotunno e Giovanni Miriano, hanno avanzato due richieste di ptteggiamento e tre di rito abbreviato.

Le cartelle esattoriali con i debito verso il il Comune di Perugia sono state saldate e l’ente non si è costituito in giudizio come parte civile.

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