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Vende polvere da sparo senza marchi e avvertenze di legge, licenza sospesa e ricorso al Tar respinto

L'uomo si era giustificato: "Venduta così dal fornitore", ma per i giudici spettava al commerciante verificare che fosse tutto a posto

Vende polvere da sparo in confezione non conforme alle leggi e senza marchio CE e la Prefettura chiude la rivendita per una settimana. A quattro anni dai fatti arriva la sentenza del Tribunale amministrativo che conferma la correttezza della chiusura del negozio per il mancato rispetto delle norme.

Il titolare di una rivendita di armi e materiali esplodenti a Città di Castello aveva ricevuto un ordine di sospensione per sette giorni della licenza “per aver detenuto e venduto polvere da sparo in confezione non conforme per taglio, privo (contraffatto o ingannevole) di marchio CE e privo di etichetta riportante le avvertenze di tossicità, di pericolo e di altri dati”.

Contro tale decisione si era rivolto al Tribunale amministrativo regionale, difeso dall’avvocato Nada Lucaccioni, sostenendo “l’impossibilità di venire a conoscenza della non conformità delle confezioni contraffatte in quanto regolarmente fornitegli da altra ditta del medesimo settore commerciale”.

Per i giudici amministrativi, però, proprio in virtù delle “esigenze di pubblica incolumità e di ordine pubblico connesse alla vendita di materiali esplodenti” spettava proprio al commerciante “prestare particolare attenzione in ordine alla provenienza ed alla conformità a legge di tali prodotti, intrinsecamente dotati di particolare pericolosità”.

Da qui il rigetto del ricorso e la condanna al pagamento delle spese. Tutto dopo quattro anni dai fatti e a sospensione della licenza già scontata.

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