Cronaca

Una sentenza condanna alla disoccupazione tanti giovani massofisioterapisti perugini e non

Scade la sospensiva, superata dalla sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Lazio

Una sentenza condanna alla disoccupazione tanti giovani massofisioterapisti, perugini e non. Scade la sospensiva, superata dalla sentenza del Tar del Lazio.

“Non ci resta che piangere”, diceva un film con Benigni e Massimo Troisi. Piangere sul latte versato… da altri.

Da oggi, quanti esercitavano la professione in àmbito parasanitario non hanno più diritto di lavorare in quel campo.

Lo decreta inappellabilmente la sentenza del Tar del Lazio, 1395/2019.

“In questo modo, non meno di 5000 professionisti – osserva Carmine Camicia segretario nazionale del Confsal Fesica Comparto Massofisioterapisti – si ritrovano in braghe di tela. È peraltro da sottolineare che un buon numero di questi giovani si sono formati proprio nella Città d’Euliste. Dove un prestigioso istituto provvede da anni alla loro preparazione”.

Precisa: “Da oltre 20 anni, istituti qualificati hanno formato oltre 10.000 massofisioterapisti, che sono entrati nel mercato del lavoro, sia come dipendenti sia come lavoratori autonomi, sia nell’àmbito dello sport”.

“Come rappresentante di categoria proposi, attraverso i nostri  legali, ricorso al Tar del Lazio, chiedendo la sospensione provvisoria della norma e poi successivamente l’abrogazione, in quanto a nostro avviso  incostituzionale”, aggiunge.

Alla luce, e per gli effetti di questa sentenza, si troveranno con le pive nel sacco tutti quelli che completeranno il corso col raggiungimento del diploma entro il prossimo luglio. Si troveranno con nulla in mano anche quelli che stanno al primo o secondo anno di formazione. Il cui percorso di triennale comporta un onere di circa 15 mila euro. Dunque: soldi sprecati da parte di tante famiglie che sui figli hanno compiuto un investimento economico e morale. Ma anche un colpo da knock out ai ragazzi che si erano impegnati per acquisire una professionalità, spendibile fino a ieri.

“Faremo di tutto per opporci a questa decisione esiziale per tanti giovani” sbotta il referente del sindacato Confsal Fesica Carmine Camicia. Ma non sarà una battaglia facile. “Dal momento che – commenta – il ministero sembra non voler tener in conto le situazioni di disagio e le pesanti conseguenze a carico di tanti giovani”.

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