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Il Personaggio | La macchina del tempo di Alessandro Urciuoli per studiare l'evoluzione umana

Il suo ultimo studio, in lingua spagnola e inglese (pubblicato sulla rivista scientifica internazionale “eLife”) è stato ripreso da numerose testate online in tutta Europa

Il giovane ricercatore perugino Alessandro Urciuoli si guadagna l’apprezzamento della comunità scientifica europea e internazionale. Riceviamo la notizia attraverso i buoni uffici delle amiche Simona Esposito e Rita Floridi, che pubblicamente ringraziamo. Alessandro, perugino doc, ha preso parte al recupero dei reperti fossili durante gli scavi del Quasar, analizzando la fauna, risalente a un milione di anni fa.

Dal 2014, Urciuoli si dedica alla ricerca paleontologica e paleoantropologica presso l’Istituto Catalano di Paleontologia, studiando - grazie all’uso di innovative tecniche di analisi virtuale - le forme ancestrali che hanno dato origine alla linea evolutiva umana. Il suo ultimo studio, in lingua spagnola e inglese (pubblicato sulla rivista scientifica internazionale “eLife”) è stato ripreso da numerose testate online in tutta Europa, fino a portare il giovane e brillante studioso perugino sulle pagine di “La Vanguardia”, quotidiano nazionale spagnolo stampato a Barcellona.

Quali le coordinate della tua ricerca? “Una linea d’indagine che costituisce una svolta nella teoria dell’evoluzione umana”.
Quali le premesse? “Gorilla, scimpanzè, oranghi, gibboni e umani appartengono al gruppo degli ominoidi. Questa ‘superfamiglia’ include anche le forme ancestrali e i parenti più stretti di queste specie”.

Quali gli strumenti utili per individuare le relazioni? “Sebbene il DNA possa essere di aiuto ai biologi evoluzionisti per comprendere come le specie viventi siano tra loro imparentate, i fossili rappresentano l’unica fonte d’informazione per stabilire le affinità tra le specie estinte e ricostruire il loro percorso evolutivo. Dedurre queste informazioni richiede particolare cautela”.

Questione di orecchio, vero? “Coi colleghi abbiamo utilizzato una tecnica di analisi tridimensionale su un campione costituito da umani, grandi antropomorfe e scimmie del Nuovo e Vecchio Mondo, rilevando che le differenze nella complessa morfologia dell’orecchio interno rispecchiano la vicinanza evolutiva di queste specie”.

Lo studio è attendibile? “L’attendibilità a questo importante studio è garantita dalle tecniche particolarmente sofisticate, dato che le uniche fonti di informazione in paleoantropologia sono i fossili, e l’analisi virtuale integra le informazioni che si ottengono dall’analisi del DNA”.

Quali i dati acquisiti? “Lo studio - portato avanti assieme a un team di ricercatori provenienti da vari Paesi - dimostra che le cavità dell’orecchio interno (coinvolte nel mantenerci in equilibrio e nei processi uditivi) costituiscono uno strumento estremamente utile per tracciare l’evoluzione delle specie viventi a noi più vicine (le scimmie antropomorfe) e dei nostri antenati fossili”.

Quale il metodo? “Abbiamo utilizzato una tecnica di analisi tridimensionale su campioni costituiti da umani e grandi scimmie del Nuovo e Vecchio Mondo, chiarendo appunto fondamentali aspetti dell’evoluzione umana, legati nello specifico alla morfologia dell’orecchio interno”.

Auguri a questo studioso che ricordiamo, studentello, sui banchi della Leonardo da Vinci, all’Elce. L’Inviato Cittadino ribadisce convintamente che il successo di Alessandro è quello della scuola perugina, dalla materna all’Università.

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