Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca

Non lavora e non parla italiano: tolto il permesso di soggiorno ed espulso

Per i giudici non c'era bisogno di tradurre i documenti visto che era in Umbria dal 1990 e non è riuscito a dimostrare un qualsivoglia reddito

Non ha un lavoro, non percepisce alcun reddito e non conosce la lingua italiana (pur trovandosi in Italia dal 1990), per questo non ha diritto al permesso di soggiorno con conseguente espulsione dal territorio italiano.

Un cittadino tunisino, assistito dall’avvocato Lorenzo Baciucco, ha presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale dell’Umbria contro il rifiuto di rinnovo del permesso di soggiorno da parte della Questura di Perugia. Secondo gli uffici della Questura l’uomo “non aveva allegato alla domanda alcuna documentazione relativa l’attività lavorativa svolta nell’ultimo anno di validità del permesso di soggiorno, né dimostrato di essere in procinto di svolgere qualsivoglia attività lavorativa, ovvero di essere in possesso di reddito sufficiente per il proprio sostentamento”.

Secondo il ricorso la Questura avrebbe violato i diritti del tunisino in quanto dal fascicolo emergerebbe “il mancato superamento del test basilare di lingua italiana da parte di quest’ultimo” e, quindi, “la comunicazione, avrebbe dovuto redigere la comunicazione di avvio del procedimento, il preavviso di diniego e il decreto di rigetto in lingua araba”.

La Questura non avrebbe neanche tenuto conto della “lunga durata del soggiorno in Italia del ..., durante il quale lo stesso ha sempre tenuto un comportamento irreprensibile, la sua integrazione con la comunità locale e la sua lunga pregressa posizione lavorativa attestante la capacità del ricorrente di conseguire lavoro, non limitandosi all’accertamento del solo requisito del reddito”.

I giudici amministrativi hanno ritenuto il ricorso infondato proprio perché il permesso di soggiorno sarebbe stato per “lavoro subordinato” e, scaduto nel 2017, il tunisino non è riuscito a dimostrare una qualsivoglia “attività lavorativa svolta nell’ultimo anno di validità del permesso di soggiorno, ovvero l’eventualità di essere in procinto di svolgere attività di qualsiasi tipo”. Secondo la Questura l’ultimo lavoro svolto sarebbe terminato un anno prima della scadenza del permesso di soggiorno, cioè il 30 novembre 2016.

Quanto alla traduzione dei documenti del provvedimento, per i giudici è da “ritenersi inverosimile che il ricorrente non possa aver compreso il tenore del provvedimento impugnato in quanto non tradotto in lingua araba od altra lingua veicolare, trattandosi di lavoratore presente sul territorio italiano fin dal 1990, ove ha concluso molteplici contratti di lavoro e presentato molteplici domande di rilascio/rinnovo del permesso di soggiorno, l’ultima delle quali con l’assistenza del patronato che aveva reso edotto l’istante circa l’insussistenza dei presupposti per il rilascio del permesso di soggiorno, con nota in data 14 dicembre 2017”.

Tutte considerazioni che hanno portato al rigetto del ricorso e alla conferma del diniego di rilascio di permesso di soggiorno.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Non lavora e non parla italiano: tolto il permesso di soggiorno ed espulso

PerugiaToday è in caricamento