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Strage in tribunale, il giudice ucciso studiò a Perugia e insegnò per anni all'Università

Il terrore di quel momento viene raccontato dai testimoni oculari della strage. Parlano di momenti di terrore e panico vissuti nei corridoi, negli uffici e nelle aule del palazzo di giustizia

Follia. È questa l’unica parola che appare chiara in una vicenda che lascia esterrefatti. È entrato all’interno del palazzo di Giustizia di Milano, riuscendo a superare i controlli nonostante la pistola nascosta. Si è diretto al secondo piano. Raggiunta l’aula, dove si doveva tenere il processo a suo carico, ha fatto fuoco. Cinque colpi in totale, tre dei quali fatali per il magistrato Fernando Ciampi, l’avvocato Lorenzo Alberto Claris Appiani e il coimputato Giorgio Erba. Prima di allontanarsi ha fatto nuovamente fuoco. Poi si è diretto verso l’uscita, è salito in sella alla sua moto ed è fuggito. 
Ma chi era il magistrato che ha perso la vita oggi, 9 aprile, in una storia che ricorda fin troppo la strage del Broletto? Il giudice Fernando Ciampi, come riportato da il “Messaggero.it”, aveva studiato giurisprudenza a Perugia a metà degli anni '60. Aveva deciso il capoluogo umbro, fiero di iscriversi in una delle Facoltà più prestigiose d’Italia. Dopo essersi laureato brillantemente, era rimasto per alcuni anni assistente di diritto industriale alla Facoltà di Economia e Commercio. Ma Perugia il giudice Ciampi non l’aveva mai dimenticata, mantenendo un rapporto stretto con la città. 
L’assassino che risponde al nome di Claudio Giardiello, sarebbe entrato in tribunale mostrando un falso tesserino da avvocato. E’ questo quanto trapela da ambienti investigativi. L'uomo sarebbe arrivato in aula attraverso l'ingresso riservato ai legali che non devono passare sotto il metal detector. Ecco come sarebbe riuscito a superare i controlli e ad introdurre l’arma all’interno dell’aula di giustizia senza problemi. 
Ma il terrore di quel momento viene raccontato dai testimoni oculari della strage. Parlano di momenti di terrore e panico vissuti nei corridoi, negli uffici e nelle aule del palazzo di giustizia. Una dipendente racconta di aver visto a un certo punto l'omicida accucciato dietro una panca al secondo piano del palazzo. Nei concitati momenti degli spari e poi della 'caccia' al killer, alcuni avvocati si sono invece chiusi a chiave nelle aule d'udienza con i cancellieri e i magistrati. A poche ore dalla strage arrivano i commenti del mondo politico che esprimono il loro più profondo cordoglio per le famiglie delle vittime. 
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