Sparatoria in Regione, la strage poteva essere evitata? Per il Pm sì: "Disturbi mentali incompatibili con porto d'armi"

Nuova udienza sulla strage del Broletto per decidere se vi siano delle reali responsabilità su quello che è successo e se l'omicidio di Margherita Peccati e Daniela Crispolti

Foto di Marco Giugliarelli, concessa a Perugiatoday.it

L’Umbria si chiuse nel suo silenzio. Nessuno avrebbe mai immaginato che un uomo potesse entrare negli uffici della Regione e sparare a sangue freddo contro i dipendenti. A fare le spese della strage del Broletto furono Margherita Peccati e Daniela Crispolti, la prima di 61 anni e la seconda di 48. A ucciderle con una Beretta calibro 9, Alessandro Zampi, imprenditore umbro che, immediatamente dopo l’accaduto, si tolse la vita.

Oggi, 21 gennaio, si torna in aula davanti al gup Luca Semeraro, dato che per il pubblico ministero Massimo Casucci, la strage del 6 marzo del 2013 poteva essere evitata. Ad essere, infatti, iscritti nel registro degli indagati le quattro persone che a vario titolo autorizzarono il porto d’armi ad uso sportivo a Alessandro Zampi. 

Concluse le indagini lo scorso febbraio, il pm ha notificato il 415 bis al medico che rilasciò il certificato e ai tre funzionari della questura che istruirono la pratica e consegnarono il documento all’assassino. Il porto d’armi venne, infatti, rilasciato nonostante la storia clinica di Zampi.

Uno dei medici, nel particolare, sarebbe accusato di aver falsamente attestato l’assenza di disturbi mentali pur avendogli più volte lui stesso prescritto sostanze psicotrope. Le accuse, invece, mosse contro i funzionari sarebbero di imprudenza, negligenza e imperizia per non aver verificato e accertato nella banca dati la presenza di un decreto di divieto assoluto di possedere armi diretto dalla Prefettura allo stesso Zampi. Ad essere chiamati in causa come responsabili civili la Asl e polizia. Prossima udienza il 18 febbraio.

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