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Frane, smottamenti e buche sono solo un ricordo: via rimessa a nuovo, il nome è un mistero

Ora, finalmente, dopo anni di proteste, tutto è a posto. Resta una cosa che non va: il nome. Peraltro, inspiegabilmente dall’imbocco è sparita la tabella toponomastica

Frane, smottamenti di terreno sulla carreggiata, interruzioni della viabilità sono ormai un lontano ricordo. La strada dei Mandrelli/Lambrelli è stata completamente rifatta e bitumata, con perfetto reitero della segnaletica orizzontale e adeguato reintegro dei doverosi guard rail. Liscia come un biliardo dall’inizio (al civico 24 di via Eugubina) fina ai tre quarti. Solo l’ultimo tratto ha qualche rattoppo, ma la strada è percorribile in sicurezza e tranquillità. Fino a poco tempo fa, non erano molti quelli che la imboccavano serenamente, davanti alla Cappellina della Madonna della Neve, in via Eugubina. O da sotto, in zona Ponte Rio. Il percorso era, infatti, disagevole e rischioso, assolutamente impari al compito di collegare Monteluce con le popolose conurbazioni di Ponte Rio e Montelaguardia.

Ora, finalmente, dopo anni di proteste, tutto è a posto. Resta una cosa che non va: il nome. Peraltro, inspiegabilmente (vedi foto) dall’imbocco è sparita la tabella toponomastica. Segno di qualche incertezza? Decisamente sì. La strada viene variamente definita “Lambrelli”, “Lambrelle”, “Mambrelli”, con motivazioni sconosciute, ipotizzando generici legami con improbabili nomi di famiglia o di predi poderali. In realtà, la denominazione corretta è quella di “Mandrelle”, in riferimento all’antico costume di far pascolare da queste parti, allo stato brado, mandrie di bovini e greggi di ovini. Pare opportuno ricondurre l’odonomastica all’antica denominazione.

Chiosa finale. Il Comune di Perugia, non da oggi, evidenzia serie problematiche relativamente alla toponomastica. Già ricevuta in condizioni non ottimali dalla precedente amministrazione, che pure, in materia, aveva evidenziato non poche lacune. Sono lontani i tempi in cui della commissione toponomastica facevano parte intellettuali del calibro di Aldo Capitini o Lodovico Scaramucci: giganti della civitas perusina. Oggi si litiga sul niente, fino al punto da spogliare alcuni membri del potere decisionale, limitandone il potere al semplice aspetto consultivo. Così: chi decide cosa? Denominazioni di parte e in difetto di cultura storica.

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