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"Io, cassiere del cioccolato, vi racconto pregi, difetti e l'importanza di Eurochocolate"

Una testimonianza vera e diretta da chi per 10 giorni ha venduto cioccolato ma anche ascoltato critiche (dei perugini) ed entusiasmi dei golosi e richieste assurde. Un racconto che aggiunge una riflessione in più sull'importanza (per tutta la città) di un evento a carattere nazionale ma allo stesso tempo altamente impattante per la vita dei perugini. Buona lettura.

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Digeriti i motivetti “Gelato al cioccolato e Cacao Meravigliao”, ascoltati alla strenua di un tormentone estivo e dopo aver dormito per quasi dieci ore consecutive, cosa che non accadeva più dai tempi della infanzia, posso dire archiviata per questo anno la mia esperienza alla kermesse europea dei golosi della cioccolata. In una città come Perugia dove molto spesso, lavorativamente parlando, si preferisce a parità di merito l’autoctono all’estraneo venuto da fuori. Questa manifestazione è una delle poche che non fa preferenza nella scelta del personale, scegliendo ogni anno ragazzi e ragazze non solo umbri ma anche provenienti da tutta Italia, che hanno scelto la città per la sua università.

Se ne sentono tante e di ogni tipo, soprattutto da questi circoli intellettuali di finti radical chic, che passano la loro giornata a formulare solo critiche sterili non costruttive, per nulla utili al benessere di un centro che negli ultimi anni ha avuto solo un passato da dimenticare. “Questa manifestazione non rende giustizia alla nostra città” , è una delle tante invettive o state of mind che più facilmente si possono trovare nella homepage dei profili social di questi leoni da tastiera, ai quali tengo a ricordare che la manifestazione, arrivata alla sua ventiduesima edizione, nonostante tutto fa conoscere la “loro” città a tutto il Bel Paese.

A risposta di questa ripetitiva battuta “demodè” rispondo che proprio grazie all’Eurochocolate un ragazzino nel 2003 venuto in gita con la mamma, è rimasto talmente innamorato e colpito dalle strade, dai vicoli del centro di Perugia che quasi
facendo una promessa a se stesso quel giorno, sulle scale del duomo di piazza IV Novembre, si disse: “ Se mai avrò la possibilità un giorno verrò a studiare proprio qui”. Certo è una manifestazione che per i residenti crea molte problematiche non indifferenti per la viabilità e non solo; molto spesso la manifestazione porta in città come turisti i casi umani più complessi, che per una tavoletta di cioccolata sarebbero disposti ad asfaltare bambini; ma anche persone che oltre l’evento colgono l’occasione per ammirare i tesori a cielo aperto della città e tornano a visitarla aldilà degli stand pieni di cioccolato.

La giornata tipo di uno standista e di un cassiere inizia per alcuni la mattina verso le otto, per altri più fortunati nel pomeriggio subito dopo pranzo, arrivato al tuo stand e dopo essersi messo il tuo grembiule inizia il lavoro. Dieci giorni da cassiere sono molto estenuanti, soprattutto nei giorni, come il weekend, di maggiore ressa e di “choco-isteria”, dove tutti gli standisti corrono come forsennati per riuscire ad accontentare tutti i clienti che continuano ad arrivare da ogni angolazione.

Sempre nel weekend, arrivano poi come sciami di locuste, i golosi del cioccolato che depredano gli stand alla ricerca del regalo goloso da riportare e facendoti le richieste più assurde, tra le tante? La cioccolata vegana, la quale non pensavo potesse esistere; altra richiesta must dei “chocoturisti” è stata la domanda sulla presenza dell’olio di palma nella cioccolata, questa improvvisa tendenza all’eccessivo salutismo mi ha fatto molto sorridere, sapendo che questo olio degli orrori è stato per anni presente in molti degli alimenti comuni.

A mio avviso nonostante la fatica fisica/mentale e la responsabilità economica di una cassa, continuo a trovare questa esperienza lavorativa, molto educativa e valida per testare le proprie abilità nei momenti di maggiore criticità e stress, in giorni dove molto spesso alcuni turisti mettono a dura prova la tua pazienza con la loro eccessiva maleducazione e ti tendono a scambiare per un Umpa Lumpa, scappato dalla Fabbrica di cioccolato di Willy Wonka.

Dieci giorni, dove conosci tanti ragazzi e ragazze che come te si sporcano le mani per lavorare e per pesare meno sulle proprie famiglie, ragazzi e ragazze con i loro sogni nel cassetto, che si mettono in gioco e armati di tanta, ma veramente tanta condiscendenza lavorano incessantemente nei giorni più critici. Dieci giorni dove ti senti parte di un qualcosa, tu stesso sei uno dei rappresentanti della manifestazione, dove se fai bene il tuo lavoro e riesci a vendere ti senti soddisfatto e non vedi la tua giornata come una inutile perdita di tempo.

L’esperienza di stare almeno una volta dall’altra parte dello stand la consiglio di fare almeno una volta nella vita, a chiunque voglia mettersi alla prova e testare la sua capacità di rapporto al pubblico, una vera e propria palestra di vita, dove si possono incontrare i casi umani più disparati e di trovare se sei bravo, la giusta chiave di lettura per entrare in sintonia con loro per convincerli a comprare proprio al tuo stand.

Nonostante le critiche e le ingiurie Eurochocolate si conferma come ogni anno uno degli eventi che porta numeri importanti ad una città che sogna di diventare sempre più moderna e metropolitana e di distaccarsi finalmente dalla sua vetusta veduta
provincialista.

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