Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

POSTINI Sono stati gli occhi dei cittadini quando tutto era chiuso, ora ci raccontano la libertà: "Ci chiedevano come era fuori..."

Il prima e il dopo di Marianna Farabbi portalettere nelle zone di Città di Castello sud, Trestina, San Leo, Morra, in Poste Italiane dal 2002

“La libertà non ha prezzo”. Queste le parole di Marianna Farabbi portalettere nelle zone di Città di Castello sud, Trestina, San Leo, Morra, in Poste Italiane dal 2002. Dall’entrata dell’Umbria in zona bianca sono passate solo poche settimane e quello che si respira ad ogni angolo è la voglia di ritornare alla normalità, di riprendere a fare le cose che si facevano prima, quando ancora il Covid non era entrato nelle nostre vite. “Questa pandemia ha fatto emergere il lato peggiore e quello migliore di noi. Dico peggiore perché per un lungo periodo siamo stati tutti diffidenti gli uni con gli altri, e io l’ho visto nella consegna della posta, quando l’unico contatto avveniva tramite le finestre e tutti scappavano via, con gli occhi timorosi e sfuggenti. Migliore perché appena si è potuto, le mascherine si sono abbassate e gli angoli della bocca sono tornati invece ad alzarsi, e i clienti hanno ricominciato a regalarmi sorrisi, chiacchiere...normalità.”

Ora la città è in lenta ripresa, le attività sono riaperte, la gente torna a sedersi nei tavolini dei bar, al parco c’è la fila per andare sull’altalena, ma quello che è stato, nessuno lo può cancellare. “La pandemia ci ha insegnato che quello che ci pareva così scontato, non lo è per niente. Girare con l’auto in una città fantasma, è stato desolante, a volte pauroso quasi. Le strade erano deserte, le saracinesche abbassate, le finestre chiuse, e il lavoro che io e i miei colleghi abbiamo portato avanti, senza fermarci mai, ci ha messi di fronte al nostro ruolo sociale. Per molti siamo stati occhi ed orecchie, soprattutto per le persone più anziane. Quando mi chiedevano come fosse la situazione là fuori, ho iniziato davvero a capire la gravità della situazione.”

Un mostro senza nome con cui abbiamo combattuto tutti, ma ad armi impari: “Che strano mettersi mascherina e guanti e usare il gel; che strano sentire la gente solo attraverso i citofoni che cercavo comunque il dialogo; che strano avere paura anche solo di lavorare. Anche se la cosa peggiore di tutte è stata il divieto di non poter uscire dal proprio comune: ho pensato subito che non avrei potuto abbracciare la mia nonna 97enne a Perugia tutte le volte che volevo”.

La ripresa c’è, la normalità a cui tanto auspichiamo è dietro l’angolo e Marianna ne ha avuto un testimonial d’eccellenza: “A San Leo incontravo spesso Jovanotti. Dopo più di un anno l’ho rivisto qualche giorno fa, in giro con l’inconfondibile bicicletta rosa, che appena mi ha visto mi ha salutato per fare due chiacchiere”. E quali migliori parole se non proprio le sue? “Viva la libertà, viva la libertà…”

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