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Cronaca

STORIE PERUGINE La tomba della contessa Van Marle verrà acquisita dal Comune

la manutenzione sarà a cura dell’Associazione socio-culturale San Marco. Una nostra vittoria

La tomba della contessa Van Marle verrà acquisita dal Comune e la manutenzione sarà a cura dell’Associazione socio-culturale San Marco. Sempre che non si proponga qualche avente titolo a rivendicarne la titolarità. Ipotesi non del tutto irrealistica. È quanto emerge da reazioni e rassicurazioni provenienti da esponenti della Giunta Comunale. Fra essi Edi Cicchi (con delega ai cimiteri, ma non all’edilizia cimiteriale, in capo a Otello Numerini) e Luca Merli.

Quell’avviso – precisano – è un atto dovuto, in quanto è d’obbligo segnalare agli eventuali eredi la scadenza della concessione (ma le concessioni, all’epoca, non erano perpetue?, ndr.). Dopo di che, se nessuno si farà avanti, quel sacello (perché di questo si tratta) rientrerà nelle proprietà comunali. E le scelte di carattere tecnico saranno sovrastate da quelle di tipo politico-amministrativo. Insomma: un aspetto tecnico (il regolamento di polizia mortuaria) è stata la molla di quell’avviso. Le cui ultime righe, per la verità, avrebbero potuto (dovuto?) essere omesse. Perché è sembrato come voler puntare la pistola carica su uno che alza bandiera bianca: in questo caso, quanto resta delle spoglie mortali di una generosa nobildonna, passata a miglior vita ben 65 anni fa.

Il marito, autore di un’opera in molti volumi sulla pittura italiana (“The Development of the Italian schools of painting. Vol. 1-19), era deceduto il 18 novembre 1936 ed era stato inumato nello stesso cimitero di San Marco. Ma poi la salma fu traslata… [un libro di Leonello Puppi, “La tomba dell’ebreo” (Terra Ferma 2014) racconta la storia quasi incredibile di questa sepoltura di cui si intercettano le tracce a Pozzale di Pieve di Cadore ben mezzo secolo dopo]. Tanto che le spoglie di Raimond non stanno a San Marco, insieme a quelle della moglie Charlotte [Ci torneremo in un prossimo servizio. Grazie al dottor Italo Marinelli che ci ha fornito la dritta].

Una precisazione – che non cambia lo stato dell’arte della questione cimiteriale – riguarda la proprietà della villa che compete all’Ater. Cui il Comune di Perugia corrisponde un canone, che recupera riscuotendo, a sua volta, dei piccoli affitti dalle persone che abitano in quei monolocali o bilocali (si tratta di over 65 autosufficienti o soggetti fragili). Per il resto, l’uso è ripartito con l’Associazione, al pianterreno della villa e all’annesso: limonaia o ex scuderie che dir si voglia. La storia delle vicende e delle competenze sul bene è lunga e contorta, con transiti perfino alla Usl, passando per il collegio di monsignor Ugo Coli, nobile figura di educatore. 

Qui venivano aiutati bambini appartenenti a famiglie povere. Ci si dice che la Van Marle regalasse non solo dolciumi, ma vestiti, scarpe, generi di conforto. Insomma: una signora perbene, non una nobildonna spocchiosa. La cui memoria dovrebbe assurgere a prototipo di cittadina esemplare. È certo, inoltre, che la coppia avesse avuto una figlia (Ilona) i cui rampolli sarebbero viventi. Dunque dei nipoti della nobildonna Charlotte. Un rumor in tal senso era giunto anche all’assessore Edi Cicchi. Ci sarebbe, insomma, qualche discendente che potrebbe farsi avanti. Anche se non si vede, per ora, un concreto interesse (finora mai manifestato) a venire da Roma a fare pulizie o mettere un fiore. Si vedrà a partire dal 17 febbraio, giorno successivo alla scadenza della concessione.

Ma non è qui il caso di ripristinare alberi genealogici o proporre ricostruzioni storiche. Si tratta di agire hic et nunc. Insomma: quella tomba va curata, rispettata, manutenuta. Ed è nostro dovere tutelarla. Questa è anche l’intenzione dell’Associazione che – appena la tomba sarà restituita a dignità – si premurerà di tenerla in ordine. Impegni – se non precisi accordi sottoscritti – sono stati assunti da rappresentanti abilitati a farlo.

Una conclusione che, comunque vada, garantisce il rispetto della storia cittadina, oltre che della memoria di persone che si sono adoperate per il bene comune. La città della compresenza capitiniana non può tradire le radici umanitarie di cui mena vanto. E ne siamo tutti fieri.

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