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Quando la cronaca diventa storia e riscopre il nome di Ermete Dozzini, manovale del Borgo d'Oro

Il nome di un oscuro muratore del Borgo d’Oro, inciso nel cemento, torna alla luce dopo che il muro è stato liberato dall’edera che lo infestava e ne minava l’adesione delle pietre

Quando la cronaca diventa storia. E anche un fatto minimo assurge a evento. Il nome di un oscuro muratore del Borgo d’Oro, inciso nel cemento, torna alla luce dopo che il muro è stato liberato dall’edera che lo infestava e ne minava l’adesione delle pietre.

Era il 1938 quando, tal Ermete Dozzini ricevette dalla Saffa l’incarico di inserire nella muratura che dà sul parco Sant’Angelo una serie di tubi di sfioro dell’acqua piovana (che infiltrava nella fabbrica).

La Saffa (Società anonima fabbricazione fiammiferi e affini) era una fabbrica in città, in cui si fabbricavano i fiammiferi “igienici” senza il pericolosissimo fosforo, che minava la salute degli operai e degli utilizzatori. L’avevano fondata, su proprio brevetto, i fratelli Attilio e Luigi Purgotti, imprenditori perugini, che poi la vendettero (1906) a una Società milanese. La fabbrica è famosa perché vi fu celebrato il primo sciopero cittadino, guidato dal sindacalista Furio Rosi, contro il licenziamento dell’operaia bambina Gilda Dagioni (la “Gilda di San Marco”).

Oggi su quei vastissimi locali si è trasferita la Soprintendenza archivistica, subentrata a quella Paesaggistica. Nella palazzina con ingresso autonomo si è insediato il Nucleo dei Carabinieri per la tutela del patrimonio artistico.

Dunque, Ermete Dozzini, finito il lavoro, resta con un po’ di cemento a disposizione. Che gli viene pensato? Perché non lasciare su un pezzetto d’intonaco le proprie generalità, a futura memoria?

Non era una grande opera, ma il semplice frutto di una manovalanza da “mezza cucchiara” (manovale, aspirante muratore) che però vuol lasciare il segno.

Così, quella scritta, che ha attraversato il regno, il fascismo,  la proclamazione della Repubblica, giunge oggi ai lettori di Perugia Today attraverso la segnalazione di Franco Pignattini, ultimo barbiere del Borgo d’Oro.

“L’ho conosciuto – dice il barbiere-scultore – Era un ometto simpatico che ci ha lasciato nella seconda metà degli anni Ottanta”. Ma il suo nome si legge ora in quella scritta, a futura memoria, sul muro dell’ex Saffa, al Parco Sant’Angelo.

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