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LA STORIA Quella Legione straniera che aveva base in Umbria: 11mila soldati pronti a marciare

La comunicazione del Comune di Perugia sull'omaggio che la città renderà il prossimo 1 e 2 novembre alla memoria di Josef Matuska, sepolto al cimitero monumentale, riporta alla ribalta quelle legioni presenti nel 1918 sul territorio umbro. Ecco la storia

Suscita curiosità la comunicazione del Comune di Perugia sull’omaggio che la città renderà il prossimo 1 e 2 novembre alla memoria di Josef Matuska, sepolto al cimitero monumentale della città del Grifo. Ci si chiede: chi era costui? Ce lo spiega il dottor Lamberto Ferranti, studioso di storia locale che ha scritto sulla legione cecoslovacca, attiva in Umbria nel 1918.

Dice: “Si tratta della tomba di Josef (in ceco si scrive così, non ci si lasci trarre in inganno dalla lapide, errata) Matuska, un giovane volontario boemo (e perciò ceco, non slovacco) che fu accidentalmente colpito da una bomba durante unìesercitazione sulla collina di Gualtarella. Trasportato all'ospedale militare di Santa Giuliana, spirò alla sera. Al suo funerale partecipò una folla enorme, come raccontano le cronache perugine. È sepolto al monumentale di Perugia, a pochi metri (sulla sinistra) dal sacrario dedicato ai martiri del 1859. A ricordo di un internazionalismo, spesso mancante nei profili storici relativi alla nostra regione, che fu interessata a queste vicende in modo tutt’altro che marginale”.

Come nasce il fenomeno di questa legione? “È possibile – esordisce Ferranti – che auspice della formazione possa essere stato il perugino Romeo Gallenga-Stuart, nella sua veste di sottosegretario di stato per la propaganda all’estero e la stampa al Ministero dell’Interno”.

“Dall’altra parte – prosegue – esisteva anche il Comitato italiano per l’indipendenza ceco-slovacca. La circostanza sarebbe confermata da una lettera che il suo segretario, lo spoletino Franco Spada, inviò al presidente dello stesso comitato, l’onorevole Pietro Lanza, principe di Scalea”.

Ma chi erano i membri che costituivano questa legione? “Si trattava di cittadini austro-ungarici e di altre nazionalità, di prigionieri di guerra catturati dai russi, dai Francesi e dagli Italiani, che entrarono in queste formazioni chiamate “legioni”, una specie di legione straniera”.

Quali e quante le legioni? “Tre legioni: in Russia, in Francia e in Italia. Per l’Italia fu individuata come perno l’Umbria. L’operato di quella in Umbria era garantito da personalità di spicco. A Perugia: il conte Tiberio Ansidei, l’avvocato Publio Angeloni, Guglielmo Miliocchi ed altri eminenti personaggi. A Città di Castello il dottor Ettore Cecchini, a Foligno l’ingegnere Emilio Polacco, a Spoleto il professor Giuseppe Cattani, a Todi Luigi Volpetti, a Orvieto Augusto Coccia, a Terni Orlando Orlandi, a Trevi il sindaco Tommaso Valenti, a Spello Benvenuto Crispoldi e il segretario comunale Comez, ad Assisi il sindaco Antonio Romagnoli e Pietro Uber. Aderì anche la Deputazione provinciale dell’Umbria, col presidente Girolamo Girolami”.

Fu coinvolta la massoneria? “Certamente! Quella perugina con Publio Angeloni, Ulisse Andrei, Cesare Agostini, Guglielmo Miliocchi che, insieme a Zopiro Montesperelli, aveva fondato il giornale “Il Popolo”. Ma c’erano anche altre personalità notissime, come Alfredo Baduel, Ulisse Rocchi e Raffaello Silvestrini”.

Tra le città umbre, a quale toccò di essere individuata come sede principale? “Il quartier generale fu posto a Foligno, dove le truppe giunsero il 22 aprile 1918. In questa città furono allestiti i depositi per rifornimenti, armamento, corredo e mezzi”.

Chi la comandava? “Il generale Graziani, che pose il comando nella caserma dell’Artiglieria, poi nella villa “La Quiete”, e infine a palazzo Brunetti-Candiotti”.

A quante unità ammontavano le truppe? “Quasi dodicimila. Si costituirono 4 reggimenti di fanteria, di tre battaglioni ciascuno: si trattava del 31°, 32°, 33°, 34°, cui si aggiunsero poi il 35° e il 39° esploratori”.

Tutti a Foligno? “Erano troppi per quella e così furono dislocati a Perugia, Spello, Assisi, Bastia Umbra, Spoleto, Narni, Bevagna, Montefalco, Campello e Trevi”.

Quali le dotazioni complessive? “11.473 soldati, 364 ufficiali, 1856 unità di bestiame, 306 carri, 26 mezzi motorizzati e reparti speciali di ricognizione”.

Come si pose la popolazione umbra, rispetto ai legionari? “Ci furono appelli alla solidarietà e manifestazioni di simpatia. Non solo perché si trattava di soldati patrioti che lottavano per la libertà della Cecoslovacchia, stato ancora da formarsi, ma assecondavano l’obiettivo italiano antiaustriaco, specie dopo la disfatta di Caporetto”.

E a livello ufficiale? “Manifestazioni di simpatia nel capoluogo umbro furono al teatro Morlacchi (il 7 maggio), al Turreno (il 13). Ma anche a Spoleto, ad Assisi, a Santa Maria degli Angeli e Bastia Umbra e a Foligno. Ad ogni evento parteciparono alte personalità della politica locale e nazionale”.

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