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Scale mobili abbandonate al loro destino: acqua da tutte le parti, muffe e mattoni fradici

Piazzale Bellucci, presso la “stazioncina” di Sant’Anna: scala mobile che conduce a corso Cavour, passando per via della Cuccuina, sede della prima “vendita” carbonara di Perugia

Piazzale Bellucci, presso la “stazioncina” di Sant’Anna: scala mobile che conduce a corso Cavour, passando per via della Cuccuina (sede della prima “vendita” carbonara di Perugia). Zona molto trafficata, per raggiungere il Borgo Bello e le sue emergenze: prime tra tutte il Museo Archeologico e San Domenico. Ma anche altri poli di cultura e spettacolo che abbondano in zona: la Sala Cutu di Roberto Biselli, il nuovo teatro “Franco Bicini” di Mariella Chiarini, l’Auditorium Marianum di don Francesco Spingola, San Pietro e i suoi tesori, il cinema Zenith, il Tsu di Mario Mirabassi… e via dicendo.

Insomma, una scala mobile molto utilizzata anche da parte di quanti lasciano le auto nel parcheggio pubblico, di proprietà di Umbra Acque a lato della stazione. Nell’atrio che accoglie la base della scala mobile, la struttura muraria sta infradiciandosi, causa infiltrazioni d’acqua delle quali occorre stabilire l’origine e la natura. Oltre che, naturalmente, la pericolosità. Il fenomeno non è nuovo, ma ultimamente si sta accentuando in maniera preoccupante. Nell’indifferenza generale. Al livello basso della scala scorre un rigagnolo, sempre più consistente, che scende in fognatura. La copertura sgocciola vistosamente e l’intonaco si sta letteralmente sfaldando.

Sorte non migliore tocca alle pareti in laterizio: i mattoni sono fradici, l’acqua risale per il fenomeno della capillarità. Lo stesso arco in cotto col Grifo al centro ne è imbevuto. Di conseguenza, da sotto spuntano efflorescenze di salnitro (come si chiama volgarmente il nitrato di potassio), riconoscibile dal fatto che i mattoni rossi si coprono di un velame bianco, spesso a facies cristallina. Le bolle dell’intonaco in distacco cadono a terra di continuo e a poco vale ritinteggiare, se non si rimuove la causa del danno.

“Si tratta di fare una robusta bonifica, individuando il punto di perdita e bloccando le infiltrazioni”, dice un esperto. Inoltre, si notano muffe, forse pericolose anche per la salute. Lo stesso rivestimento in rame, invaso dall’acqua, è diventato verdognolo e sgocciola vistosamente. “L’unica soluzione possibile è quella di rimuovere le lastre di metallo e guardare cosa succede sotto”, consiglia un tecnico. “Poi, bloccate le infiltrazioni, occorre rifare un intonaco poroso e, quando è asciutto, ritinteggiare”.

Un minimo di attenzione è necessario anche porre all’elettricità. Sebbene i cavi di adduzione siano protetti da isolante, l’illuminazione e gli stessi motori elettrici potrebbero essere raggiunti dall’umidità e non è da escludere un potenziale black out o un danno al costoso impianto. Peraltro, l’assicurazione non coprirebbe un sinistro dovuto a negligenza, omissione o colpa grave. Insomma: sembra più che mai urgente intervenire e porre fine alla situazione di pericolo e di degrado. Perché il fenomeno e visibile e a tutti noto già da tempo. 

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