LA SENTENZA | Molestie e pedinamenti da fidanzati non sono stalking: la storia, il processo e le accuse

Ex fidanzato violento prima condannato, poi assolto in appello solo dall'accusa di persecuzione. I giudici non credono alla storia della porta in faccia per errore

Perseguita e aggredisce la ex. Condannato in primo grado, viene assolto in appello, solo per il reato di stalking: quando la seguiva e le telefonava erano ancora fidanzati.

La vicenda riguarda un 45enne siciliano residente a Perugia che aveva una relazione con una ragazza perugina. Un rapporto burrascoso, così come raccontato dai genitori e dai vicini di casa di lei. Una relazione che era finita davanti al giudice con l’uomo, difeso dall’avvocato Angelo Lonero, accusato di aver molestato e minacciato la ex in diverse occasioni “dopo la fine della relazione sentimentale” essendosi “reiteratamente appostato nei pressi della sua abitazione, e inveendo contro di lei dalla strada, quindi minacciandola di gravi mali ingiusti, nonché, pedinandola con insistenza e recandole disturbo anche quando la stessa era in compagnia di altre persone; infine, introducendosi all’interno della sua abitazione e aggredendola fisicamente, nonché realizzando reiterate minacce di morte tipo “tanto ti ammazzo a te e alla tua famiglia … non vi darò respiro … vi aspetterò per ammazzarvi … torno con due o tre amici tunisini e vi darò delle coltellate …” e scagliandosi contro il mobilio e le suppellettili dell’abitazione.

Un comportamento che cagionava alla persona offesa “un perdurante e grave stato di ansia e di paura, ovvero, ingenerava un fondato timore per la propria incolumità, sì da costringerla ad alterare le proprie abitudini di vita.

In altra occasione l’uomo avrebbe inveito contro la ex “dalla strada adiacente al palazzo ove la stessa abitava, quindi, avendo sfondato con una testata il portone del condominio e, giunto sul pianerottolo, chiedendole con veemenza di aprirgli il portone dell’abitazione, contro il quale sferrava plurimi calci”, non riuscendo ad entrare nell’appartamento.

Una volta, però, sarebbe riuscito ad entrare e dopo aver distrutto i mobili e il cellulare della ragazza, la aggrediva “fisicamente con calci e pugni al volto” con frattura del setto nasale, occhi pesti e labbra spaccate. La ragazza riusciva a fuggire e si rifugiava nell’appartamento del vicino di casa e l’ex violento cercava di entrare, geloso, ipotizzando una relazione tra i due. Desisteva solo perché costretto dalle forze dell’ordine.

L'uomo, difeso dall’avvocato Angelo Lonero, aveva sostenuto di non aver mai picchiato la ragazza e che le lesioni sarebbero state provocate da un colpo della porta condominiale: lei cercava di chiuderla, mentre lui cercava di aprirla, colpendo in volto la ragazza. Come prova che non era uno stalking, ma un fidanzato che parla con la sua ragazza, aveva depositato tanti sms di lei al lui in cui si esprime di “desiderio dei due di stare insieme”. Messaggi inviati anche pochi giorni prima dell’aggressione. In un sms la giovane scrive: “Io ti guardo e il mondo sei tu” oppure “più ti penso più ti voglio accanto”.

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In primo grado l’uomo è stato condannato a due anni e otto mesi in primo grado. In appello, però, i giudici hanno accolto la tesi che la relazione tra i due non fosse terminata al momento delle denuncia e, quindi, i comportamenti di stalking, cioè i pedinamenti e le molestie, non sarebbero tali. Quanto alle lesioni, invece, è poco credibile la storia della porta in faccia alla ragazza. Ricostruzione che ha, comunque, portato alla riforma della sentenza con l’assoluzione per la parte che riguarda lo stalking. La difesa si prepara a ricorrere in Cassazione per l’eliminazione dei reati restanti, cioè la violazione di domicilio, le lesioni, le minacce e la violenza privata.

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