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L’incubo di due sorelle, minacce e proiettili fuori dalla porta: "Vi brucio il bar"

L'uomo è alla sbarra con l'accusa di atti persecutori. Sarà giudicato con rito abbreviato condizionato alla consulenza di un perito

Un incubo durato mesi e mesi, fatto di persecuzioni, minacce di morte e angherie di ogni tipo. E’ quello che è accaduto a due sorelle, titolari di un bar a Città di Castello, che dall’agosto del 2015 fino ai primi mesi del 2017, sarebbero state vittime di un cliente troppo molesto, arrivato al punto di incollare tre cartucce calibro 12 sulla porta del loro bar al fine di spaventarle, terrorizzarle. Fino a renderle la vita un incubo.

L’uomo, un 40enne tifernate finito agli arresti domiciliari per stalking nei confronti delle due titolari del locale, sarà ora giudicato con rito alternativo. Il giudice ha infatti accolto la richiesta di rito abbreviato condizionato alla consulenza di un perito e la prossima udienza è stata fissata al 28 novembre.

L’imputato, difeso dall’avvocato Eugenio Zaganelli, non si sarebbe però limitato a terrorizzare le sorelle con le cartucce alla porta. In un’altra occasione avrebbe otturato con della carta il tubo di scarico della stufa a pellet che riscalda i locali del bar, in un’altra invece, durante un diverbio teso a chiarire le sue responsabilità in merito al presunto danneggiamento dell’albero di Natale all’interno del bar, avrebbe colpito una delle due donne con un calcio all’altezza del ginocchio, per poi simulare con un gesto il taglio della gola, minacciando, in varie occasioni di dar fuoco al bar e di sparare con il fucile

Le forze dell’ordine, che monitoravano la situazione da qualche tempo con il compito di proteggere le due sorelle, erano riusciti a fermare l’uomo che si stava allontanando a piedi dal locale e ad  arrestarlo in flagranza lo scorso febbraio, ma nonostante la misura degli arresti domiciliari stabiliti dal giudice in sede di convalida, avrebbe continuato per altri due mesi a mandare messaggi intimidatori alle due donne. Minacciate di morte, infastidite all’interno del loro stesso locale e terrorizzate da quei comportamenti, erano state costrette a chiedere aiuto anche ai familiari per farsi accompagnare e per non restare sole.

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