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Martedì, 7 Febbraio 2023
Cronaca

Perseguita la ex dopo la fine della relazione: "Ti ammazzo, tanto ci vuole poco, basta un colpo in testa"

In una occasione era piombato alla festa di compleanno della donna, offendendo tutte le amiche presenti e lanciando del vino in faccia alla ex e alla figlia

“Put… e lesbica”, telefonate e appostamenti, minacce sotto casa. Sono le accuse mosse contro un uomo che “non accettando la fine della relazione sentimentale” con una donna “con condotte moleste e minacciose reiterate” le rendeva la vita impossibile, in modo “da cagionarle uno stato di ansia e di paura” e costringerla “a modificare le proprie abitudini e della sua famiglia, a cambiare il numero del cellulare e chiedere aiuto a un centro antiviolenza”.

L’imputato, difeso dall’avvocato Antonella Rossi, è accusato di stalking perché con azioni “consistite nel recarsi presso il ristorante ove l’ex compagna stava festeggiando la sua festa di compleanno, rivolgendole con tono minaccioso e sarcastico la seguente espressione: ‘complimenti sei stata brava, hai invitato tutte donne, mign... e lesbiche’”, e alle rimostranze della ex compagna, “giustificando il suo comportamento con la seguente frase: ‘faccio casino perché sei una put... e una lesbica’” le tirava “in faccia un bicchiere pieno di vino che teneva in mano e alla protesta della figlia, tirava addosso a quest’ultima quello che era rimasto nel calice”.

La Procura di Perugia contesta all’uomo altri comportamenti, tenuti sempre in occasione della festa, quando “nel rivolgersi nella medesima serata, al termine della cena, al momento di pagare il conto, alla moglie del titolare del ristorante diceva ‘fagli pagare il conto più caro che era con tuo marito dentro il bagno che stavano a scop…’” e alla reazione della ex “la aggrediva dandole uno schiaffo e proseguiva a proferire frasi come: ‘io stasera faccio casino’”.

Una volta usciti dal locale, secondo l’accusa, l’uomo si metteva “alla guida della propria auto” e “nel superare quella dove si trovava la ex, cercava di farla uscire di strada”, con i passeggeri che si spaventavano e si dirigevano alla più vicina stazione dei Carabinieri per presentare denuncia.

In altre occasioni si sarebbe recato “presso l’abitazione della donna, suonando insistentemente il campanello di casa e dando calci al portone poiché non gli veniva aperto, costringendo sia lei sia il marito a scendere” e “a quel punto si rivolgeva alla ex dicendole “sei una mign..., una put..., una lesbica e una bugiarda” e alla vista del marito proseguiva nel minacciare gravemente la donna “oggi è il 24 marzo ed entro la fine del mese io l’ammazzo, non dite che non vi avevo avvertito” e alla presenza dei Carabinieri: “Tanto l’ammazzo entro la fine del mese, cosa ci vuole a farlo. Gli do una botta in testa”.

Diverse volte avrebbe contattato la donna al telefono “a qualsiasi ora del giorno e della notte” oppure si sarebbe recato “presso il bar vicino all’abitazione della donna, minacciando che se l’avesse vista in giro gliela avrebbe fatta pagare poiché a suo dire l’aveva messo nei guai avendolo persuaso a ricominciare una frequentazione con la stessa per poi negare la circostanza”. La donna, avvisata con un foglio anonimo nella cassetta della posta della presenza dell’uomo nel bar vicino, chiamava le forze dell’ordine.

Le continue molestie avrebbero cagionato nella donna “uno stato di ansia e di paura”, fino a costringerla a “modificare le proprie abitudini e della sua famiglia, a cambiare il numero del cellulare” e chiedere aiuto a un centro antiviolenza.

La donna si è costituita parte civile tramite gli avvocati Giuliana Astarita e Cesare Carini.

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