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Martedì, 21 Maggio 2024
Cronaca

Telefonate, appostamenti e bigliettini di minacce sul parabrezza dell'auto della ex: condannato

In tribunale l'accusa di stalking è stata derubricata in percosse e minacce: 6 mesi con sospensione condizionata al pagamento del risarcimento del danno

Finisce in tribunale con un’accusa per stalking e viene condannato, con derubricazione dell’accusa a percosse e minacce a sei mesi di reclusione e 3mila euro alla parte civile, con il beneficio della sospensione condizionale della pena, dietro pagamento del risarcimento del danno stabilito.

L’imputato, difeso dall’avvocato Marco Piazzai, era accusato di aver perseguitato con messaggi, chat e telefonate la ex convivente, anche alla presenza del figlio minore, attraverso “sistematiche insinuazioni di presunte frequentazioni di altri uomini, in ragione di un’ostinata ed incontrollabile gelosia”, screditando la ex sia come donna, con riferimenti ad una presunta dubbia moralità, e di madre per come accudiva ed educava il figlio, “dipingendola come madre inadeguata” quando parlava con gli insegnanti o gli assistenti sociali..

La Procura di Perugia contestava all’imputato anche “frequenti pedinamenti o appostamenti” presso l’abitazione della donna o i luoghi frequentati”, spesso accompagnati da “minacce di morte o molestie, dando in escandescenze anche alla presenza del figlio e in una occasione passando anche alle vie di fatto” con richiesta di intervento dei Carabinieri da parte della donna.

In una occasione, dopo averla seguita in auto, la fermava, iniziavano a litigare e l’imputato avrebbe colpito la donna con uno schiaffo, da qui l’accusa di lesioni e percosse, minacciandola di morte. Altre volte la donna aveva trovato l’auto imbrattata, con gli pneumatici tagliati e biglietti con insulti e minacce. Un bigliettino di minacce veniva lasciato anche sul parabrezza dell’auto di un amico della donna.

La Procura di Perugia ha contestato all’uomo anche l’aggravante di aver commesso questi fatti alla presenza del figlio minore.

In tribunale il reato è stato derubricato, portando alla condanna più lieve dell’imputato.

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