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Cronaca

Umiliazioni, rimproveri e cambi di mansione, direttore sotto processo per stalking contro il dipendente disabile

La Procura di Perugia contesta comportamenti "ostili e discriminanti", diversa la ricostruzione dei fatti della difesa

Il direttore del punto vendita di una grande catena commerciale è finito davanti al giudice del Tribunale penale di Perugia con l’accusa di stalking nei confronti di un dipendente disabile.

Secondo la Procura di Perugia l’imputato, difeso dagli avvocati Stefania Farnetani del foro di Milano e Francesco Gatti dei foro di Perugia, “con condotte reiterate, convergenti nell'esprimere ostilità e preordinate a mortificarlo, discriminarlo e ad isolarlo nell'ambiente di lavoro”, avrebbe minacciato, molestato, ingiuriato e vessato la persona offesa, assistita dall’avvocato Michelangelo De Donno, “invalido civile con coefficiente del 46 % e con riduzione permanente della capacità lavorativa non inferiore ad 1/3” e assunto con le procedure per il diritto al lavoro dei disabili, “tanto da cagionare allo stesso, un perdurante e grave stato di ansia e paura in relazione alla sua vita lavorativa”.

La Procura di Perugia contesta all’imputato di aver chiesto alla persona offesa di “occuparsi anche dello scarico merci e di usufruire della pausa entro e non oltre le ore 9:00 (orario di apertura al pubblico)” e quando a causa dei “numerosi carichi da smaltire” il dipendente “effettuava la pausa a ridosso dell'orario concessogli, ovvero qualche minuto dopo” di averlo ripreso “pesantemente alla presenza di altre persone per non aver rispettato l'orario”.

Sempre l’imputato avrebbe rimproverato il dipendente “ad alta voce per aver ubicato erroneamente il materiale e lo costringeva a rispostare Io stesso materiale”, ingenerando nella persona offesa “per le modalità dei rimproveri e l'umiliazione subita, una crisi di pianto”.

Per la Procura il responsabile del punto vendita avrebbe continuamente spostato di mansione la persona offesa, rimproverandolo e dicendogli che “non avrebbe potuto trovare spazio da nessuna parte”, contestandogli di aver usufruito illecitamente dei permessi concessi con la legge 104 per assistere la madre anziana.

Nel corso delle continue discussioni, inoltre, l’imputato avrebbe incolpato il dipendente “della crisi del rapporto di collaborazione lavorativa”, intimandogli di “non sbagliare ulteriormente” e di essere un “neo” tra tutti i dipendenti di quella sede aziendale.

In uno occasione lo avrebbe deriso per il taglio di capelli, dicendogli “hai 50 anni e ti comporti come un ragazzino” oppure attribuendogli “presunti errori anche banali, quali l'occasionale effettuazione involontaria di un'ora in più di lavoro” o ancora rinfacciandogli la sua scarsa crescita professionale.

Nella denuncia il dipendente ha anche indicato il divieto che gli era stato fatto di “accedere ad alcune aree del magazzino del negozio per svolgere determinate mansioni, come gettare i cartoni da imballaggio nell'apposito compattatore o eseguire determinate e semplici procedure informatizzate per la gestione dell'inventario degli articoli in vendita, discriminandolo dagli altri consiglieri di vendita cui non veniva impartito il medesimo divieto”.

Anche in questo caso sarebbero stati continui i rimproveri “per averlo visto all'interno del magazzino per riporre i cartoni da pressare; in un'altra occasione, Io rimproverava per aver lasciato i cartoni da comprimere fuori dalla porta del suddetto magazzino, impartendo quindi disposizioni contraddittorie al fine di umiliarlo”.

Per l’accusa l’imputato avrebbe fatto di tutto per isolare il dipendente, sottoponendolo “a differenza degli altri colleghi, a costante sorveglianza da parte del personale dell'accoglienza, con particolar riferimento alle pause che lo stesso effettuava durante l'orario di lavoro”, chiedendo alla sorveglianza di “effettuare delle fotografie nel caso in cui il ... non lavorasse e si sedesse, oppure nei casi in cui avesse fatto pausa di lavoro troppo spesso o parlasse con i colleghi, con l'intento di applicare sanzioni disciplinari finalizzate al licenziamento”.

Queste sono le accuse che hanno portato davanti al giudice il direttore della sede perugina dell’azienda, ma già oggi sono state presentate liste testi e documentali da parte della difesa che mirano a fornire la propria tesi e a portare alla luce episodi non denunciati oppure raccontati non correttamente, fornendo una ricostruzione diversa degli stessi.

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