Cronaca

Una piaga in crescita, crescono le denunce agli Sportelli antistalking e mobbing in Umbria

Le denunce sono passate da 144 nel 2012 a 178 nel 2015 per i casi di mobbing e da 81 a 103 per quelli di stalking

Mobbing e stalking, una piaga sociale per l’Umbria. E sono sempre più i cittadini che si rivolgono agli sportelli preposti per ovviare questo tipo di emergenza, messi in campo dalla Provincia di Perugia in collaborazione con Adoc Umbria (associazione difesa orientamento consumi) . Dati forse ancora piccoli, ma che fanno emergere come dal 2012 ai primi mesi del 2016, i casi denunciati agli sportelli antistalking e mobbing, attivi presso gli Sportelli del cittadino della Provincia in piazza Italia a Perugia e a Foligno in via Umberto I 48, siano in aumento.

“Gli sportelli Adoc–spiega l’assessore provinciale Roberto Bertini, intervenuto questa mattina in conferenza stampa–sono un servizio importante della Provincia a favore del cittadino ed affrontano situazioni complesse, ma solo una piccola parte di popolazione è a conoscenza del servizio".

“I casi denunciati agli sportelli di mobbing–prosegue Bertini–, nel 2012 sono stati 144, nel 2013 179, nel 2014 ben 189 (di cui 119 donne) mentre nel 2015 178 (di cui 121 donne). I primi mesi del 2016 hanno registrato 58 casi, per 48 denunce femminili. E queste denunce riguardano il 90% dei casi di donne".

Non sono da meno i dati dello Sportello antistalking della Provincia: nel 2013 81 casi di denuncia di cui 75 donne e 5 uomini, nel 2014 sono stati 92 di cui 84 donne, nel 2015 103 di cui 93 donne e il 2016 ha già affrontato 32 casi di cui 29 donne e 3 uomini.

Anche il presidente di Adoc Umbria Angelo Garofalo, ha tenuto a sottolineare l’importanza di un servizio per il cittadino gratuito e gestito da un team di professionisti che aiutano la vittima nella delicata fase dell’assistenza.

Ma come funzionano questi sportelli? “Allo sportello lavorano avvocati, psicoterapeuti ed anche un esperto in conflitti sociali–spiega Garofalo–viene fornita un' assistenza legale con consulenze gratuite ed un’assistenza psicologica”. Per i casi di mobbing la situazione diviene più complessa in quanto l’Inail respinge tutte le richieste di rimborso. E pensare che questo tipo di reato, non è solo fatto di soprusi, ma ha un costo per la società pari a 1.480 euro l’anno a persona mobbizzata.

“Lamentiamo una carenza a livello nazionale per quanto riguarda una legge per il mobbing–prosegue Garofalo–nonostante la nostra sia una delle poche regioni in Italia che ha approvato (parzialmente) la legge n 18 del 2005. Parzialmente in quanto manca ancora un osservatorio regionale da attivare”.

“È difficile provare un reato di mobbing”: come spiega l’avvocato Francesco Pavone, “i requisiti che la vittima deve dimostrare sono strettissimi. La stessa Inail riconosce il mobbing come infortunio sul lavoro, ma in ogni caso, non prende in considerazione nessun caso, non manda ispettori a controllare, ed ottenere questo tipo di tutela è complesso”.

I reati di stalking invece–continua Garofalo–sono regolamentati da una legge nazionale che funziona ma forse non basta per contrastare tale fenomeno sociale”. In particolare sono diversi i meccanismi che spingono una persona a compiere reati persecutori nei confronti di un’altra.

“Per i casi di stalker maschili, i meccanismi alla base sono da rintracciare nella non accettazione della fine di un rapporto, nel senso di possesso ed appartenenza, secondo i casi che ci sono pervenuti agli sportelli della Provincia. Per una donna che perseguita un uomo la situazione è diversa; spesso ci sono di mezzo figli, casa, separazione. Le ripercussioni sulla vittima, nonostante le differenze motivazionali del persecutore, sono devastanti per la maggior parte delle volte. C’è anche chi diventa stalker con un proprio amico, collega di lavoro o sconosciuto, perché non è in grado di stabilire relazioni personali ed attraverso atti persecutori, cerca di stabilire un contatto. Ecco perché bisognerebbe apporre dei cambiamenti sulla legge antistalker nazionale. Ad esempio, quando si decide l’allontanamento dello stalker, bisognerebbe valutare anche il suo stato psicologico e, se affetto da qualche disturbo mentale, provvedere a curarlo. Capire, preventivamente, fino a che punto un soggetto sia innocuo dopo qualche provvedimento restrittivo, oppure se perseveri, anche pericolosamente”. Fra i progetti in cantiere, c’è anche quello di riaprire lo sportello antistalking a Città di Castello e organizzare un convegno con istituzioni per trovare soluzioni che possano arginare piaghe sociali di così grave entità.

Intanto dal quadro generale emerge una situazione conflittuale fra la parte offesa ed il suo carnefice. Molte persone che si rivolgono agli sportelli, hanno paura o sono restie a portare la denuncia fino in fondo. A volte per i figli, altre volte perché si ha la speranza che ci sia un cambiamento. “Parlatene e denunciate–esorta il presidente di Adoc–non date spago a chi vi molesta, non rispondete a messaggi ma conservateli per avere delle prove e non accettate nessun ultimo incontro chiarificatore con chi si dimostra persecutorio nei vostri confronti”. 

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