"Spese pazze" in Regione, battaglia in aula sulla prescrizione tra accusa e difesa

I giudici contabili si sono riservati sulla decisione per la mancata o errata rendicontazione dei rimborsi e delle spese di alcuni consiglieri regionali nel 2011

Rimborsi gonfiati per trasferte e pasti, contratti di collaborazione anomali. Sono questi gli addebiti mossi dalla Procura contabile dell’Umbria ad alcuni consiglieri regionali dell’allora Popolo della Libertà e del Pd per un ammontare di circa 200mila euro (cene elettorali, trasferte, telefonate e attività istituzionale generica).

Accuse che sono state ribadite oggi davanti ai giudici contabili e che le difese, gli avvocati Modena, Falcinelli, Ghirga, Festa, Caforio, Lipparini e Rosi, hanno cercato di smontare puntando sulla prescrizione delle contestazioni e sulla riqualificazione della mancata rendicontazione più che di spese pazze.

Di fatto si tratta di contestazioni che hanno portato al rinvio a giudizio, in sede penale, di un consistente gruppo di consiglieri regionali, mentre per altri l’udienza preliminare si deve ancora celebrare.

I rendiconti nel mirino della Corte di conti sarebbero risalenti al 2011 e per questo, secondo le difese, l’azione sarebbe stata intrapresa oltre tempo massimo (ci sono dei precedenti in tal senso anche in Umbria, il consigliere Zaffini è stato assolto, difeso dall’avvocato Antonio D’Acunto, anche se è pendente l’appello della Procura). Il termine della prescrizione è di cinque anni, i fatti contestati avvenuti nel 2011 e, anche spostando al 2013 la rendicontazione, gli inviti a dedurre sono stati inviati nel 2018, cioè ben oltre i termini. In alcuni casi, inoltre, il bilancio del gruppo politico non sarebbe stato intaccato, negativamente, da queste spese, tanto da chiudere con un attivo alla fine dell’anno.

Sulla base di questi elementi i giudici contabili si sono riservati la decisione.

Compariranno davanti al giudice in sede penale, invece, i consiglieri Nevi, De Sio, Valentino, Monni, Rosi, Mantovani e Lignani Marchesani. Nel Pd il consigliere Smacchi ha chiesto il giudizio abbreviato, condizionato all’audizione di un teste, mentre Locchi e Bottini si sono visti fissare l’udienza preliminare ad ottobre.

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