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Speed check "illegali", presentato esposto in Procura contro il Comune di Perugia

La polemica è partita direttamente dal Movimento 5 Stelle che, dopo aver analizzato il parere ministeriale in merito agli speed ceck, ha deciso di presentare un esposto in Procura e verificare la loro regolarità

“I dissuasori di velocità installati dal Comune? Illegali”. A dirlo, anzi a urlarlo, è il Movimento 5 Stelle che in un comunicato mette nero su bianco tutto il suo disappunto. “Il Comune di Perugia – sottolineano i grillini -, a partire dal 2010 ha, a più riprese, assunto decisioni di acquisto e posa in opera di numerosi speed check noncurante delle precisazioni che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha fornito alle amministrazioni sul rispetto della normativa in materia”.

IL MIISTERO – In base a quello che asserisce il M5S già il 20 aprile 2010  il Ministero ricordava che gli speed check “non erano inquadrabili in alcuna delle categorie previste dal Nuovo Codice della Strada “  e che “conseguentemente, non risultava per essi concessa alcuna approvazione”. A scanso di equivoci, il parere ministeriale specificava ulteriormente che: “ l'eventuale rilevazione di violazioni del limite di velocità, senza la conseguente applicazione delle relative sanzioni ..  poteva configurare l'omissione di atti d'ufficio, mentre l'acquisizione di dispositivi non previsti dalle vigenti norme, e non finalizzati all'accertamento delle violazioni, poteva concretizzarsi nell'ipotesi di danno erariale”.

Una polemica serrata quella portata avanti dai grillini che dalle parole si è spostata ai fatti con un esposto alla Procura regionale dell’Umbria della Corte dei Conti, chiedendo così di “accertare la sussistenza dei profili di legittimità degli  atti amministrativi adottati dal Comune di Perugia inerenti l’acquisto, la posa in opera, la manutenzione dei dispositivi speed check sul territorio comunale ed eventuali ipotesi di responsabilità erariale degli amministratori”.

C’è poi un’altra “piccola macchietta”. Le “cospicue somme”, a loro dire, elargite fino a oggi e finite nelle tasche di un’unica azienda, “stridono infatti fortemente con l’attuale degrado in cui versa il Comune di Perugia caratterizzato da  servizi inefficienti, degrado urbano, edilizia pubblica fatiscente, inquinamento ambientale e  crescente disorientamento del cittadino sulla destinazione del denaro versato sulle casse comunali”.

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