Non paga le tasse dei clienti, commercialista "infedele" salvata dalla prescrizione

La professionista era accusata di appropriazione indebita per la sparizione dei soldi che le consegnavano per tenere i conti di aziende, negozi e studi professionali

Beffati tre volte, dalla commercialista, dal Fisco e dalla giustizia. È la sorte toccata alla vittime della professionista che avrebbe intascati i soldi che le portavano i clienti invece che pagare le tasse. Il processo a carico della commercialista, difesa dall’avvocato Carla Archilei , infatti, si è chiuso per prescrizione.

La commercialista era finita sotto processo con l’accusa di essersi appropriata dei soldi che le erano affidati per pagare le tasse. Lo Stato non aveva ricevuto i denari delle tasse e aveva inviato una serie di cartelle esattoriali di diverse centinaia di migliaia di euro. I “presunti” truffati, e tali sono rimasti con la prescrizione, si sono ritrovati con anni di dichiarazioni dei redditi e di contabilità aziendale falsati, con cartelle esattoriali per tasse non pagate per importi da 40mila, 30mila, 15mila e anche 2mila euro (un danno stimato di almeno 500mila euro). Eppure tutti avevano in mano gli assegni, le fatture, le ricevute di pagamento. Purtroppo le avevano solo loro e non l’Agenzia delle entrate.

Gli ex clienti hanno cambiato professionista per tenere i conti, hanno denunciato “che in contanti o mediante assegni, le avevano consegnato per provvedere al pagamento delle somme dovute all’Erario o agli enti previdenziali”. Una donna è stata raggiunta da un avviso di pagamento da parte del fisco di 24mila euro di tasse arretrate. Inutile dire che riteneva di essere in regola. C’è la commerciante che ha dovuto chiudere l’attività dopo che risultavano non pagate Irpef, Iva (con lo strumento della compensazione i soldi sono spariti) e altri balzelli.

Una signora in lacrime ha raccontato al giudice di aver ricevuto cartelle esattoriali per 40mila euro, ma una volta portate alla commercialista questa l’avrebbe rassicurata che si trattava di “cartelle pazze” e che ci avrebbe pensato lei. Cosa che non è avvenuta. I clienti della commercialista erano artigiani, professionisti (medici, avvocati, ingegneri), commercianti e anche un sacerdote che le aveva affidato la contabilità della parrocchia. Alcuni clienti si sono costituiti parte civile con gli avvocati Elodia Mirti e Pasquale Perticaro sperando di recuperare almeno una parte di quanto perso, ritenendo che il termine della prescrizione iniziasse a decorrere dal momento della scoperta degli ammanchi.

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Il giudice, invece, ha ritenuto che la prescrizioni era iniziata nel momento in cui la professionista aveva ricevuto il denaro per pagare le tasse. Quindi il reato era di fatto prescritto prima che iniziasse il processo.

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