Giovedì, 23 Settembre 2021
Cronaca Ponte Felcino

Ladro ucciso durante la fuga in auto, scagionati Carabinieri e guardia giurata

Militari e vigilante erano intervenuti dopo un furto in tabaccheria a Ponte Felcino. I ladri avevano tentato di investirli più volte. Un proiettile aveva raggiunto un bandito alla testa. Il gip: "È legittima difesa"

Il commando di malviventi era entrato in azione nella notte tra il 3 e il 4 ottobre del 2018. Un gruppo di banditi era giunto a Ponte Felcino e aveva razziato la tabaccheria di via Messina, ma erano stati colti sul fatto da una guardia giurata e da una pattuglia di Carabinieri. Nel conflitto a fuoco era morto Eduart Kozi, 50enne albanese, raggiunto alla testa da un proiettile e lasciato dai suoi complici morto nell’auto utilizzata per la fuga.

Carabinieri e guardia giurata, allo scattare dell’allarme intorno alle 4 di notte, si erano subito recati sul posto e avevano visto un’Audi e i ladri armati e con il passamontagna. Avevano intimato l’alt, ma i banditi con una serie di manovre si erano allontanati, cercando di speronare per due volte le auto di servizio dei Carabinieri e del vigilante. Militari e guardia giurata avevano esploso 14 colpi di arma da fuoco “prevalentemente contro l’autovettura” secondo pubblico ministero e giudice per l’udienza preliminare. Proprio in questa fase, inoltre, il malvivente deceduto sarebbe stato colpito da una pallottola alla nuca (sparata da uno dei due carabinieri).

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Nella fuga, infatti, l’auto dei banditi “nel momento in cui uno degli indagati puntava la pistola verso lo pneumatico posteriore destro”, effettuava una rapida retromarcia, con frenata e sottosterzo al fine di invertire la marcia e fuggire. Questa manovra avrebbe abbassato l’auto di 6 centimetri e mezzo e il colpo destinato agli pneumatici avrebbe raggiunto il lunotto posteriore e la testa del bandito. Dei 14 colpi esplosi 8 sono finiti sulla carrozzeria dell’auto, 1 ha ucciso Kozi, mentre gli altri 5 non hanno raggiunto alcun bersaglio.

Nella sua decisione con la quale sono state archiviate le accuse a carico dei due militari e della guardia giurata, il gip Margherita Amodeo scrive che “La condotta dei malviventi è stata quella di porre in essere manovre violente e pericolose pur di aprirsi un varco e guadagnarsi la fuga, azionando ripetuti speronamenti contro la Panda in uso alla guardia giurata, posizionata trasversalmente davanti all’Audi, e percorrendo traiettorie tali da mettere in pericolo anche l’incolumità fisica dei vigilantes”.

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I complici avevano abbandonato l’auto ormai “bruciata” nei pressi della stazione ferroviaria di Ponte Felcino con il compagno morto e tutta la refurtiva composta da stecche di sigarette, gratta e vinci e denaro.

Secondo il pubblico ministero i carabinieri e la guardia giurata, difesi dagli avvocati Nicola Di Mario e Alessandro Vesi, avrebbero agito correttamente, sparando contro l’auto e mai ad altezza uomo, nell’adempimento dei loro compiti, cercando in interrompere il furto e la fuga. Il malvivente era stato raggiunto da un proiettile esploso nella concitata azione dell’inseguimento, durante la quale il conducente dell’auto aveva cercato di travolgere i carabinieri intervenuti sul posto. I familiari del malvivente deceduto, assistiti, dall’avvocato Antonio Cozza avevano chiesto un supplemento di indagine, chiedendo di sentire anche i residenti della zona e un ulteriore accertamento balistico.

Per il gip Amodeo, però, “appare ragionevole e corretta la conclusione del pm allorché afferma la sussistenza della legittima difesa putativa ingenerata dalla situazione di pericolo creata dagli stessi malviventi”. Azione di fuga violenta e concitata, avvenuta “in pochissimi secondi”, con gli intervenuti che hanno agito correttamente, con il colpo mortale dovuto ad un “errore di esecuzione” dovuto alla modalità di fuga dei malviventi.

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L’allora Ministro dell'Interno Matteo Salvini aveva scritto un post sui social in cui affermava che Carabinieri e guardia giurata avrebbero meritato “un premio, non il processo” in quanto avevano “rischiato la vita” per aver fatto “solo il loro dovere”.

I difensori dei tra indagati hanno espresso soddisfazione per il provvedimento del gip. L’avvocato Vesi ha commentato: “Il mio assistito ha agito con coscienza e professionalità quella notte. Adesso è la fine di un incubo”. Per l’avvocato Di Mario “il comportamento dei militari è stato sempre doveroso e legittimo nell’adempimento dei doveri dell’Arma”.

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