Giro di droga e prostituzione, tra i clienti spunta anche un frate in "trasferta"

Il giro d'affari gestito da un clan di romeni e un italiano che rifornivano anche di droga la cosiddetta Perugia bene. Sesso a pagamento anche per un religione che ora è stato chiamato in causa direttamente nelle fasi processuali

Un giro da migliaia di euro. A farne parte la cosiddetta Perugia bene e un frate da fuori regione che si recavano in maniera saltuaria in quegli appartamenti “maledetti” per sesso a pagamento e cocaina a basso prezzo. Poi la morte di un trans, come si legge nel Giornale dell’Umbria, a causa di un cocktail fatale di eroina e cocaina, mette gli inquirenti nelle tracce di un clan capeggiato da un romeno di 33 anni. Membri anche la sorella di 25, un altro romeno di 31 e un italiano di 43 (compagno dell'imputata),

Il rinvenimento del cadavere del transessuale avviene il 12 gennaio del 2010, in un appartamento di Campo di Marte. Ad eseguire l’autopsia sarà poi Paola Melai che riscontra una presenza di eroina nel sangue pari a 1 milligrammo per litro (il minimo per l'overdose è 0,80) e altrettanta di cocaina nei polmoni. Da qui iniziano le intercettazioni telefoniche per arrivare al pusher. A finirci di mezzo proprio il romeno di 33 anni e il suo clan che, oltre a spacciare, gestivano appunto un giro di prostituzione.

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Il clan era solito dare in affitto alcuni appartamenti. In cambio di un corrispettivo pari a 350 euro mensili. Poi la storia di quella minorenne segregata che, come si legge sempre su il Giornale dell’Umbria, “in concorso tra loro (la donna e il compagno italiano, ndr.), mediante abuso di autorità, violenza consistita in ripetute percosse, minaccia per ingenerare timore di ritorsioni nei confronti suoi e della famiglia, tentando di avviarla alla prostituzione, riducevano e mantenevano in uno stato di soggezione continuativa”. A dover difendere gli imputati ci sono adesso gli avvocati Catiuscia Righetti e Francesco Cinque.

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