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Lunedì, 24 Gennaio 2022
Cronaca

Umbria: spaccia in piazza con il figlio piccolo, tolto il permesso di soggiorno ed espulso

Il Tribunale amministrativo regionale: "La facilità con cui si procura la droga da spacciare lo rende pericoloso socialmente"

La facilità con cui si procura la droga da spacciare al dettaglio “desta allarme sociale” e per questo il Tribunale amministrativo regionale dell’Umbria ha dato ragione alla Questura di Terni, rigettando il ricorso di un cittadino straniero contro il rifiuto di rinnovo del permesso di soggiorno e conseguente espulsione.

L’uomo ha fatto ricorso contro il Ministero dell'Interno chiedendo l'annullamento del provvedimento di revoca del permesso di soggiorno di lungo periodo, facendo presente “di essere arrivato in Italia con la propria famiglia nel 2003, di aver qui frequentato le scuole dell’obbligo e poi la scuola professionale dove conseguiva la qualifica di idraulico”, di aver sempre “lavorato a partire dal 2014, come da contratti versati in atti, e di aver vissuto dapprima con la propria famiglia e successivamente con la compagna di cittadinanza italiana, con la quale ha avuto una figlia nel novembre del 2018”.

Le forze dell’ordine, però, ne hano sottolineato la pericolosità sociale, il fatto di essere già destinatario della misura di prevenzione dell'avviso orale e condannato come assuntore e “mercante di sostanze stupefacenti”, spacciate insieme alla convivente e madre del minore. Per gli investigatori “la vendita di sostanza stupefacente non sia un reato che riconducibile ad episodiche manifestazioni, in quanto, per essere ‘spacciatori’ occorre essere ben inseriti in una rete di conoscenze e di complicità, che consentano agevolmente l'acquisizione delle sostanze proibite, senza rischi per il fornitore e per i futuri clienti”. E il soggetto in questione ha dimostrato di saperlo fare molto bene.

Per i giudici amministrativi, sulla base delle condanne, delle frequentazioni criminali del soggetto, del procedimento presso il Tribunale per i minorenni sulla tutela dei figli, la pericolosità sociale del soggetto è provata e il soggetto “si è rivelato persona anche in grado di disporre prontamente di diverse tipologie di sostanze psicoattive ... ed ulteriori sostanze stupefacenti notoriamente costose ... nonché materiale per confezionare la droga ... fatti questi che costituiscono ulteriore conferma della concreta ed attuale minaccia e pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica”. Ne consegue il rigetto del ricorso.

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