Stroncato pesante giro di spaccio a Città di Castello, tredici indagati: il “capo” ai domiciliari

Oggi gli interrogatori dinanzi al giudice Valerio D’Andria a carico di un tunisino accusato di aver venduto cocaina a partire dal 2013 e della sua fidanzata italiana. Quattro le misure cautelari firmate dal gip

Immagine d'archivio

Mazzata allo spaccio di droga nel tifernate, dopo  lunghe e complesse indagini portate avanti dai carabinieri di Città di Castello e che vedono coinvolte tredici persone, di cui quattro italiani e nove nordafricani, tutti residenti o domiciliati nel comprensorio perugino o in Altotevere e accusati di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Attraverso intercettazioni telefoniche, sequestro di sostanze ed escussione dei possibili assuntori di droga, i carabinieri sono riusciti a ricostruire un’intensa e duratura attività di spaccio di cocaina; in particolare un tunisino, per cui il gip Valerio D’Andria ha disposto gli arresti domiciliari, avrebbe gestito un’ampia platea di assuntori a Città di Castello, con cessioni a cadenza settimanale. E proprio questa mattina l’indagato e la sua fidanzata, difesi dagli avvocati Gianni e Eugenio Zaganelli, sono comparsi dinanzi al giudice per essere interrogati, ma entrambi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

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Le altre misure, firmate dal gip nei giorni scorsi, hanno riguardato l’obbligo di dimora nel Comune di residenza per due fratelli tunisini e  un'italiana, accusati di varie cessioni di droga (in alcuni casi a partire dal 2012) anche nei pressi del vecchio ospedale di Città di Castello o a ridosso di un bar. Le cessioni, di modiche quantità (circa mezzo grammo per un costo di 40 euro) erano però continuative nel tempo tanto che il pm, il 26 settembre, aveva chiesto il carcere anche per i due fratelli tunisini. Nel mirino anche altre nove indagati, tutti gravitanti attorno allo stesso giro di spaccio a Città di Castello. Nel corso delle indagini i carabinieri hanno sequestrato varie dosi di droga ai clienti assuntori, riuscendo a ricostruire la rete dei pusher. 

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