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Agli arresti domiciliari, ma la casa è un covo dello spaccio: coca ed eroina in bagno e soldi negli slip

Uno dei tre imputati è stato assolto, un secondo ha patteggiato la pena e un terzo ha scelto il rito abbreviato. In casa i carabinieri sequestrarono 23 dosi di droga e soldi in contanti

A finire sotto la lente della giustizia per i reati di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, tre cittadini nordafricani, arrestati dai carabinieri in flagranza di reato e oggi comparsi davanti al giudice per le udienze preliminari Giangamboni; uno dei gli imputati è stato assolto, per un altro (difeso dal legale Vincenzo Bochicchio) è stato scelto il rito abbreviato ed è stato condannato a 2 anni e 4 mesi, l'ultimo ha invece patteggiato la sua pena a due anni e due mesi di reclusione. 

Secondo l'accusa, gli imputati sarebbero legati al mondo della droga in maniera stabile, "dei professionisti" dello spaccio. In casa, durante un normale controllo dei carabinieri, furono infatti sequestrate 23 dosi di cocaina ed eroina, nonchè soldi in contanti nascosti in bagno e negli slip. 

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Durante un normale controllo, il proprietario di casa stava infatti scontando gli arresti domiciliari con l'obbligo di dimora, i carabinieri hanno sequestrato all'interno del bagno dell'appartamento, le dosi di droga e 800 euro in contanti, oltre ad un telefonino. Inoltre, anche se il proprietario avesse dichiarato che in casa erano presenti oltre lui, soloo un amico, ancora in bagno era nascosto un terzo uomo, giunto in casa "solo per farsi una doccia". 

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In cucina, occultato all'interno della caldaia, saltò però fuori anche un bilancino di precisione, sopra il tavolo della cucina invece, ritagli di buste, probabilmente le stesse impiegate per avvolgere le dosi. All'interno degli slip di uno dei tre, quasi 500 euro in contanti. Insomma, un covo dello spaccio, quello che i carabinieri si sarebbero trovati davanti. I tre finiscono nei guai.  Il proprietario agli arresti domiciliari, ammise di non conoscere l'uomo trovato nascosto in bagno, ma di averlo ospitato solo per fare una doccia. In sede di interrogatorio, uno degli imputati si avvalse della facoltà di non rispondere, l'uomo agli arresti domiciliari negò  invece ogni responsabilità. 

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